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Articolo 21 intervista
Francesco Paola
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I DSL felici per il conferimento del Premio Nobel per la Pace a Barack Obama.
venerdì 09 ottobre 2009

Il conferimento a Barack Obama chiude una stagione e ne apre un'altra, improntata al rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani, civili e politici fondamentali. L'affermarsi dei principi del pluralismo in ogni sua forma: questo l'obiettivo dei tempi futuri, una democrazia pluralista e una economia pluralista. Il diritto di accesso alle arene politiche ed economiche va di pari passo, democrazia ed economia avanzano od arretrano insieme.

 
I DSL per un nuovo patriottismo costituzionale.
lunedì 24 agosto 2009

Soluzione dei conflitti di interesse per democrazia ed economia insieme, diritti di cittadinanza.
Le condivisibili analisi di Gianfranco Fini e l'offensiva lettura della Carta Costituzionale e dei diritti di cittadinanza che ne sono alla base da parte del leghista Calderoli, nonostante abbia giurato fedeltà alla Repubblica.
Gianfranco Fini: "Patriottismo per l'unità del Paese e dell'Europa".

Gianfranco Fini incita gli italiani all’amor di Patria. Il Ministro Calderoli chiede al presidente della Camera di sostenere “qualcosa di destra”. Evidentemente le due anime del governo Berlusconi non sono destinate, almeno dal punto di vista ideologico, ad incontrarsi. "L'educazione al patriottismo costituzionale inteso come moderno amor di Patria è uno degli strumenti privilegiati per promuovere un moderno sentimento di unità del Paese": è quanto scrive il presidente della Camera Gianfranco Fini in un intervento sul prossimo numero del mensile Formiche curato da Paolo Messa. "Inteso come testimonianza di un percorso storico - aggiunge Fini - il patriottismo costituzionale non può che coincidere con il patriottismo nazionale e repubblicano. Come tale, esso contribuisce a preservare l'idea di Patria dalle degenerazioni nazionalistiche e razziste che hanno funestato la storia del Novecento e che purtroppo tendono a riaffacciarsi in Europa come reazione impaurita, regressiva e nichilista ai processi di globalizzazione e alle grandi migrazioni". (segue)

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Nove milioni e mezzo di cittadini attivi per il cambiamento e per la difesa della Costituzione
domenica 19 luglio 2009

Nove milioni e mezzo di cittadini attivi per il cambiamento e per la
difesa della Costituzione e della Repubblica. Oltre il Referendum. Una
lettera aperta del Prof. Giovanni Guzzetta, già Presidente del Comitato
Referendario.

Carissimi,

con l’incontro del 9 luglio si è chiusa una fase del nostro impegno politico. Abbiamo fatto un’analisi approfondita della vicenda referendaria mettendo in evidenza luci e ombre.
Le ombre riguardano il clima che ha circondato la vicenda referendaria. Un clima di vera e propria emergenza democratica. Oggi la politica è rinchiusa in una cupola blindata circondata da tre bastioni che formano quello che ho chiamato un “triangolo diabolico”.
Il primo bastione è costituito dalla legge elettorale, che determina in modo verticistico e incontendibile gli accessi delle persone alla politica. (contina)

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Intervista a Francesco Paola da www.alleo.it
lunedì 15 giugno 2009
http://www.alleo.it/
 
Referendum: lettera aperta alla stampa italiana.
martedì 09 giugno 2009

Caro Direttore,

vi sono dei momenti in cui l’interesse del Paese coincide con quello della propria parte politica. Si tratta di congiunzioni astrali per la verità non molto frequenti, e a maggior ragione tali dinamiche vanno comprese nella loro portata. L’esito del voto per le europee non era imprevedibile. Gli elementi di frammentazione politica, sempre maggiori, sono stati agevolati da una produzione legislativa su questioni “simboliche” agli occhi della opinione pubblica, e centrali, promosse in via esclusiva da una sola parte politica (penso alla istituzione delle “ronde”, alla stessa genesi del c.d. “federalismo” e altro). Vengono naturalmente premiati i soggetti che ne vengono simbolicamente individuate come fautori, e ciò penalizza i soggetti politici ampi che fanno della tenuta costituzionale il loro elemento di coesione essenziale e la loro stessa ragion d’essere politica. (segue)

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Per un ragionato SI al Referendum
martedì 02 giugno 2009

I problemi pratici della libertà, ovvero

SI' al Referendum nella Italia dell'Ancien Regime, per

la legalità e per la Repubblica.

Con Arturo Carlo Jemolo pensiamo che “non tutti coloro che possono essere elettori e anche maneggioni elettorali hanno perciò stesso senso politico; molti di loro ne sono affatto privi, in quanto incapaci di pensare a problemi, a regole astratte; essi avvertono soltanto i propri interessi e non operano che per il soddisfacimento di questi. Parimenti sono insensibili al problema della libertà coloro che avvertono solo il desiderio della propria libertà” (da “I problemi pratici della libertà”, p. 29 e s.). Sono anni che si pensa a breve termine, la mancanza di progetti introduce elementi di instabilità sempre maggiori, è il momento di invertire la tendenza.

Chi siamo noi che abbiamo predisposto questo appello per il SI al Referendum del 21 giugno? DSL (www.democraticiliberali.it) è un gruppo indipendente: del mondo delle professioni, della ricerca italiana emigrata all’estero, della industria delle comunicazioni, del lavoro. Rinnovate e necessarie forme di patriottismo costituzionale, a difesa della democrazia e della Repubblica, ispirano il nostro agire. Siamo stati felici per la elezione di Barack Obama alla Presidenza degli Stati Uniti, desideriamo una Europa autorevole e allargata ad Israele e alla Turchia, realmente unita e senza confini, che sappia assumere le proprie decisioni avendo i principi della Convenzione Europea per i diritti fondamentali quale proprio punto di riferimento essenziale.  

In tempi di pesante crisi della economia e della democrazia la fragile società europea va tenuta insieme con aperture a tutto campo. Ristretti gruppi politico affaristici, pericolosi e avventurieri, hanno assunto invece posizioni di dominanza nel nostro Paese e da troppo tempo ne determinano le scelte. Nominano i parlamentari, occupano le cariche pubbliche, si auto liquidano scandalosi ed irraionevoli fondi elettorali privi di controllo alcuno e sulla base di rendiconti spesso nulli e illeciti, alimentano e diffondono paure, odi e pregiudizi.

Nella classifica di Transparency International, l'organizzazione che misura il livello di corruzione su scala internazionale, l’Italia si trova ormai soltanto al 55esimo posto. Rispetto allo scorso anno la situazione è ulteriormente peggiorata, di 14 posti, ed ancora è destinata a peggiorare.

L'Italia è un Paese da troppo tempo bloccato, e i suoi figli migliori sono spesso costretti ad emigrare, o a rassegnarsi all'emarginazione.  Al figlio dell’operaio o di uno dei milioni di precari semi-occupati verrà offerto nella migliore delle ipotesi di ricoprire lo stesso posto del padre. Al figlio dell'oligarca verrà invece riservata sempre una collocazione brillante quale che sia la sua preparazione. Egli non farà  parte della schiera di chi si recherà il 21 giugno a votare.

Interessi molto pratici e molto concreti si oppongono al Referendum, è uno spettro che si agita per questi ristretti ed autoreferenziali gruppi di potere. Ma le rendite di posizione e i costi per la democrazia che derivano dal loro mantenimento sono ormai insostenibili. La situazione è assai grave. I poteri giurisdizionali vengono minati ed esistono aree sempre più estese di acquiescenza e di conformismo. 

Si percepisce un disegno, forse anche premeditato, teso alla progressiva disarticolazione costituzionale della Repubblica, all’abbassamento o alla elusione dei diritti civili fondamentali. Di ciò non v'è efficace percezione sugli organi di informazione. La mancanza di una legge per la soluzione dei conflitti di interesse determina situazioni gravi e sostanzialmente incontrollate.

La questione di una legge elettorale che riduca la frammentazione e il ricatto di questi gruppi di potere è perciò fondamentale e va affrontata. Il merito del referendum non è in tutto da noi condiviso. Pure, la premessa da cui occorre muovere è che le attuali oligarchie politiche sono incapaci di autoriformare se stesse. In una situazione bloccata, che assicura rendite di posizione incontrollate, parassitarie ed enormi,  esse non porrebbero mai mano ad una riforma che ne riducesse il potere e i privilegi, tanto meno ad una riforma elettorale.

Il Referendum porterebbe ad arginare, a destra, le spinte estremiste e xenofobe, ormai tremende, e contribuirà alla costituzione di un partito moderato espressione della cultura del Partito Popolare Europeo. A sinistra contribuirà finalmente ad innescare costruttive discussioni all’interno del Partito Democratico, che lo rendano soggetto competitivo ed in grado di reggere le sfide,  a far divenire più autorevole e forte la sua classe dirigente che negli anni trascorsi non ha compreso neppure quanto fosse essenziale la battaglia per la soluzione dei conflitti di interesse per l’attuazione del principio di uguaglianza.

Le questioni e le libertà essenziali sono ormai interdipendenti, la democrazia e l’economia avanzano o arretrano insieme,  è questo convincimento che ci spinge a questo appello. Una legge elettorale che riduca l’area della frammentazione politica e delle rendite di posizione parassitarie potrà innescare, ne siamo convinti, un circolo virtuoso e introdurre un più elevato tasso di legalità nel sistema. Potrà aiutare il Paese ad uscire dalla stagnazione, dal degrado e dalla frammentazione attuali. Nella situazione attuale, inoltre, lo strumento della partecipazione al Referendum, che è l'istituto principe di democrazia diretta, potrà aiutare a invertire la tendenza. Esiste una correlazione tra la progresiva caduta della partecipazione ai referendum e il decadere della democrazia. Si rifletta anche su questo.   

In questo momento occorre perciò, come non mai, porre da parte le contingenze e i tatticismi politici, i calcoli personali piccoli e subdoli, gli steccati. Alle donne e agli uomini di sinistra che odono il richiamo eccentrico di propri esponenti ad astenersi dal voto aggiungendo l’astensione propria a quella fisiologica dei qualunquisti, perciò diciamo, con le parole di Rosa Luxemburg, che ci sono momenti in cui bisogna mettere da parte la complessità delle proprie idee, l’orgoglio della propria limpidezza e scegliere da che parte stare anche se il luogo in cui decidiamo di stare possa apparire all’inizio inospitale. A loro rispondiamo che la politica è un luogo dinamico e che sarebbe un grave errore effettuare valutazioni statiche sulla base degli attuali equilibri che sarebbero destinati a mutare solo se il Referendum riuscisse. Così com'è illusorio e infantile pensare, lo ripetiamo, che l'attuale sistema degenerato e corrotto possa maturare da sè, grazie alle proprie contraddizioni, il momento in cui cadrà in sfacelo, in cui esso diventerà semplicemente impossibile. Invitare alla astensione in una situazione come quella attuale in cui sono da tempo messe definitivamente a dormire le necessarie riforme sociali, in cui il principio costituzionale di uguaglianza è da troppo tempo incrinato, non è che una "immagine capovolta" (Rosa Luxemburg, Recensione alla serie di articoli di Bernstein, Problemi del socialismo, in Neue Zeit, 1897-98. Estratto dalla Leipziger Volkszeitung 1898), e deformata di ciò che è.

Lo stesso invito al voto rivogliamo a tutti quelli che hanno a cuore la legalità e la tenuta della Repubblica, il suo prestigio internazionale, alle piccole e medie imprese che hanno bisogno non di aiuti a pioggia ma prima di tutto di regole certe e chiare che le proteggano dagli abusi, per poter competere in Italia e all’estero.

Ai soggetti che agitano, in modo falso e irresponsabile, la paura che gli attuali equilibri politici verrebbero rafforzati dal Referendum rispondiamo che loro  sono spesso quegli stessi che intendono proseguire a lucrare i privilegi aberranti ed enormi che l’attuale degenerata situazione consente. I peggiori, doppiogiochisti di professione, sono quelli che prima, per spacciarsi per innovatori, hanno sostenuto il Referendum, e che ora vi si oppongono in prossimità del voto, poichè sanno che i loro interessi sono minacciati. Per loro il Referendum è certamente uno spettro. A loro rispondiamo che anni di ulteriore immobilismo privi di speranza ci attenderebbero se il Referendum non raggiungesse il suo obiettivo così innescando le necessarie e indispensabili  riforme. A loro rispondiamo che la democrazia non può essere rassegnazione all’esistente. Noi non abbiamo timore di dire: viva l'Italia, viva la Repubblica, viva la Costituzione!

Francesco Paola, avvocato, Roma, Gianni Zamperini, imprenditore, Lissone (MI), Claudio Zanardi, medico ginecologo, Bologna

Aderiscono: Elio Veltri, medico e scrittore, Pavia

 
Referendum elettorali: perché voterò SI
martedì 02 giugno 2009

di Sandro Brusco

da:
http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/1431

Le conseguenze di un SI ai referendum elettorali saranno assai limitate: si passerà dal porcellum al porcellum con il rossetto. Ma poco è meglio di niente, per cui voterò SI.

Non è vero che la vittoria del SI consegnerebbe il paese a Berlusconi. Sia con i numeri delle scorse politiche sia con quelli dei recenti sondaggi il PdL da solo perderebbe contro un listone coalizzato PD+IdV+Sinistra Radicale oppure contro un listone PD+IdV+UDC.

Introduzione

I referendum elettorali sono tre. Il primo elimina la possibilità di formare coalizioni per conseguire il premio di maggioranza a livello nazionale per la Camera, mentre il secondo fa lo stesso per i premi di maggioranza regionali al Senato. Il terzo elimina la possibilità, usata principalmente dai capipartito, di candidarsi contemporaneamente in più circoscrizioni. Non discuterò il terzo referendum; evitare le candidature multiple dovrebbe essere un atto di decenza minimo e in realtà nessuna voce, che io sappia, si è levata a difendere questa pessima pratica. Mi limiterò quindi a discutere i primi due, che mirano allo stesso obiettivo: eliminare il premio ''di coalizione'' per sostituirlo con un premio ''di partito'', o più esattamente ''di lista''. (segue)

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Ancora sul Referendum. Posizioni nitide e chiare.
martedì 12 maggio 2009
DSL è un piccolo ma significativo gruppo di soggetti che pensano con la propria testa. I nostri fondatori sono esponenti dell'Italia che lavora e che produce: del mondo delle professioni, della ricerca italiana emigrata all’estero, della industria delle comunicazioni, del lavoro. Rinnovate forme di patriottismo costituzionale, a difesa della democrazia e della Repubblica, ispirano il nostro agire. Ci proponiamo di studiare l'attuale stato della democrazia costituzionale, le sue possibili evoluzioni, gli anticorpi per rafforzarla in una fase assai delicata e di grave ed endemica frammentazione e di crisi.  (segue)
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I DSL: SI’ al referendum elettorale nella italia dell’ancien regime.
sabato 02 maggio 2009
Ristretti gruppi politico affaristici hanno assunto posizioni di dominanza nel Paese e da troppo tempo ne determinano le scelte. Nominano i parlamentari, occupano le cariche pubbliche, si auto liquidano enormi fondi elettorali privi di controllo alcuno e sulla base di rendiconti spesso nulli e illeciti. Le rendite di posizione e i costi per la democrazia che derivano dal mantenimento di ristretti gruppi di potere sono ormai insostenibili. L’Italia è un Paese in cui l’esercizio dei diritti politici fondamentali e il diritto di uguaglianza sono a rischio. La situazione è assai grave. I poteri giurisdizionali sono a rischio ed esistono aree sempre più estese di acquiescenza e di conformismo giudiziario.  Di tali nodi essenziali per la tenuta democratica non v'è spazio efficace sugli organi di informazione. La mancanza di una legge per la soluzione dei conflitti di interesse determina in primo luogo situazioni gravi e sostanzialmente incontrollate. Il cosiddetto “federalismo fiscale” aggraverà la situazione alimentando la frammentazione politica e sociale. In tali contesti la questione della legge elettorale è fondamentale e va affrontata. I DSL ritengono che il miglior sistema elettorale possa essere un doppio turno alla francese. Se il Referendum elettorale prevalesse potrebbe innescare dei processi evolutivi in una situazione bloccata. L’instabilità italiana, che deriva dalla frammentazione del Paese, costituisce infatti il primo elemento di pericolo per la stabilità democratica. I DSL si batteranno perché il quorum venga raggiunto e affinché il SI al Referendum prevalga.
 
I DSL con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a difesa della Costituzione repubblicana
domenica 08 febbraio 2009

IL DOCUMENTO

"Vicenda dolorosissima, devo
farmi guidare dalla Costituzione"

Il testo completo della lettera inviata a Silvio Berlusconi
dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano


ROMA - Il Quirinale ha reso noto il testo della lettera che il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, prima dell'approvazione da parte del Consiglio dei Ministri di un decreto legge in relazione al caso Englaro.

"Signor Presidente, lei certamente comprenderà come io condivida le ansietà sue e del Governo rispetto ad una vicenda dolorosissima sul piano umano e quanto mai delicata sul piano istituzionale - scrive Napolitano -. Io non posso peraltro, nell'esercizio delle mie funzioni, farmi guidare da altro che un esame obiettivo della rispondenza o meno di un provvedimento legislativo di urgenza alle condizioni specifiche prescritte dalla Costituzione e ai principi da essa sanciti. I temi della disciplina della fine della vita, del testamento biologico e dei trattamenti di alimentazione e di idratazione meccanica sono da tempo all'attenzione dell'opinione pubblica, delle forze politiche e del Parlamento, specialmente da quando sono stati resi particolarmente acuti dal progresso delle tecniche mediche. Non è un caso se in ragione della loro complessità, dell'incidenza su diritti fondamentali della persona costituzionalmente garantiti e della diversità di posizioni che si sono manifestate - prosegue il capo dello Stato -, trasversalmente rispetto agli schieramenti politici, non si sia finora pervenuti a decisioni legislative integrative dell'ordinamento giuridico vigente. Già sotto questo profilo il ricorso al decreto legge, piuttosto che un rinnovato impegno del Parlamento ad adottare con legge ordinaria una disciplina organica, appare soluzione inappropriata". (segue)
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