|
di Rita Grifoni* Una analisi razionale degli accadimenti iracheni, tanto più in presenza di forti spinte emozionali determinate da accadimenti tragici, è certamente necessaria. I fatti (anche) di questi giorni costituiscono tuttavia riscontro di una situazione oggettivamente ingovernata, gravemente incerta nella ricostruzione dei fatti, che lascia spazio ad opposte analisi. Essa non appare, comunque, che una delle conseguenze -con logica quanto drammatica conseguenzialità- di un unilateralismo USA che si rivela ogni giorno di più profondamente errato. Anche tali fatti, letti nel loro complesso, dimostrano la necessità di un ripensamento del ruolo degli USA nello scacchiere mondiale: con un passaggio, non rinviabile, dall'unilateralismo di questi anni ad un ruolo propulsivo ed essenziale che gli USA devono assumere per la edificazione di una società globale multipolare che abbia a suo punto di riferimento un ONU forte e rinnovato. Il tragico paradosso della morte di Nicola Calipari, eroe borghese, e la necessità di una informazione accurata, libera, indipendente, obiettiva, che aiuti ad accertare verità senza riserve è quanto di più urgente richiedano i tragici eventi iracheni, e di essa si avverte la gravissima mancanza. (continua)
*Medico ginecologo, componente del consiglio direttivo di "Democratici Solidali Liberali"
Da qualche parte mi è stato detto che scrivere aiuta a contenere l'ansia ed a razionalizzare un problema. Scrivo dunque per cercare di ridurre il senso di angoscia che mi attanaglia in questi giorni, da quando, per la liberazione di Giuliana Sgrena, è stato ucciso Nicola Calipari. Nel mio immaginario, ma credo anche nell'immaginario collettivo, quello della maggior parte degli Italiani nati dopo la Seconda guerra mondiale, gli Americani sono sempre stati visti come i "liberatori", coloro che, attraverso i racconti di nonni e genitori,hanno segnato la fine della guerra, il ritorno della Libertà; sigarette, cheiwing gum e cioccolata, ricostruzione di un Paese libero e democratico. Oggi invece, sento che bisogna temere gli Americani in Iraq, dal momento che per riportare l'ordine post Saddam, non usano sigarette,cheiwing gum o cioccolato, ma sparano all'impazzata. Fuoco Amico lo chiamano, con un giuoco in termini, estremamente perverso. Lo vengo a sapere oggi, per quanto successo a Nicola Calipari, ma è quanto succede da mesi ai civili iracheni, di cui pochi parlano, perchè la loro vita conta molto poco, forse niente! E non c'è nessuno a raccontarlo, perchè i giornalisti sono stati invitati ad andarsene. Le truppe della resistenza irachena li considera possibili spie, così ci racconta Giuliana Sgrena. Anche Lei non tornerà in Iraq, perchè è "inutile e pericoloso". Non torneranno nemmeno le "due Simone", che solo ieri sera ho avuto l'occasione di ascoltare, grazie ad un intervista a Simona Torretta su Rai 3. Ha detto cose importanti, molto importanti, su quel popolo ed in generale sulla guerra in Iraq, ma pochi l'avranno ascoltata. Doveva "competere" con la finale del Festival di Sanremo, in contemporanea. Mi sono chiesta dove fossero finite nel frattempo queste due ragazze e perchè da loro si fosse saputo così poco. Ieri sera, finalmente, hanno parlato della loro esperienza. Non c'è rancore nelle loro parole, anche se sottoposte ad un rapimento; la preoccupazione per il popolo, i civili iracheni è invece molto forte. Le truppe statunitensi e quelle degli alleati in genere, vengono definite "occupanti". Ma NON eravamo lì per ricostituire l'ordine post Saddam? Ma NON eravamo lì per facilitare la ripresa del popolo, dopo le Elezioni? Questo è quello che le nostre coscienze vorrebbero credere la verità sembra essere un'altra. Non c'è un vero programma politico per aiutare quel popolo, c'è solo ed ancora una guerra dove ognuno spara, prima di essere ucciso. Non c'è nemmeno un minimo di organizzazione, se a 700 m dall'aereoporto, si spara ad una macchina di civili che ha già superato tutti i controlli. Siamo e soprattutto sono nelle mani di ragazzi, giovani, spaventati, forse esaltati, che hanno un dito sul grilletto e la cosa più facile da fare è premerlo. Vorrei che la morte di tanta gente non fosse inutile,vorrei che la vita di Nicola Calipari, eroe borghese, non fosse stata sprecata Vorrei che i politici di tutto il mondo ammettessero che la guerra deve finire, che edifichino finalmente un ONU forte ed autorevole, efficace. Ciò che dobbiamo dare all'Iraq, dobbiamo fornirlo non con le armi, ma attraverso scuole, ospedali e tecnologia. Solo così la nostra coscienza civile potrà essere placata e noi potremo sentirci LIBERI e SOLIDALI Saremo capaci di lavorare per questo? |