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Articolo 21 - Notizie
Articolo 21 intervista
Francesco Paola
Accessi al sito da dicembre 04

 
 
 
Essere ed apparire PDF Stampa E-mail
giovedì 06 ottobre 2005

Un argomento di non particolare rilievo, rispetto agli altri incombenti (alcuni drammatici).

Si susseguono le telecronache delle regate di vela, l'ultima nelle acque di Trapani, del presidente dei Democratici di Sinistra, sig. Massimo D'Alema e di Roberto Castelli, esponente tra i principali del movimento di estrema destra e xenofobo Lega Nord ed attuale ministro di giustizia, in quella che è stata definita la "bicamerale della vela" (si legga, in calce, l'articolo dell'Espresso). (continua)

Per le funzioni pubbliche e politiche che D'Alema pretende di rappresentare apparire dovrebbe essere non molto distante dall'essere, quanto più sia possibile.

Tanto più se periodicamente si compare insieme a chi si è fatto promotore della controriforma reazionaria in materia di giustizia, delle sistematiche prese di posizione nei confronti dei magistrati investiti delle indagini più delicate, delle reiterate leggi "personali" in materia penale, e in definitiva dell'attacco alla Costituzione della Repubblica; oltre al fatto (ma questo appare, rispetto al resto, il meno rilevante) che propri stretti collaboratori appaiono coinvolti in delicate indagini di corruzione.

L'"essere" si concreta anche nella riscoperta di uno stile personale sobrio e misurato da parte dei soggetti chiamati a rivestire cariche pubbliche od incarichi politici; tanto più in contesti, come quello attuale, di costante attacco e di pericolo per le istituzioni repubblicane e i principi fondativi della Costituzione.

Nel frattempo è senz'altro disdicevole l'"apparire" in incontri si spera affatto premonitori di una ulteriore "bicamerale".

Dall'Ansa 2 ottobre 2005
(ANSA) - TRAPANI, 2 OTT - Grande successo di ascolti su La7 per la prima volta insieme di Castelli e D'Alema a commentare le regate dell'America's Cup di Trapani. Ieri lo share media del programma ha sfiorato il 5%, (mezzo milione di spettatori medi), con picchi vicini all'11% (800 mila spettatori), con un totale di circa 4 milioni di contatti. D'Alema era gia' in studio quando e' stato raggiunto anche da Roberto Castelli, reduce da una regata, in qualita' di diciottesimo uomo, a bordo di +39. KQW (Riproduzione Riservata)

Dall'Espresso 29 settembre 2005
A Trapani la Luna è Rossa

                        Le barche dell'America's Cup sono sbarcate in Italia.
                        Tra cantieri ancora aperti e ultime emergenze, la città
                        si prepara alla grande festa. E al mega-business
                        turistico

                        di Francesco Bonazzi 

                        Nell'ultimo collegio elettorale in fondo a sinistra,
                        quello con vista sulla Tunisia, c'è un senatore di Forza
                        Italia che può permettersi di guardare con totale
                        disinteresse alla battaglia sul ritorno al sistema
                        proporzionale. Si chiama Antonio D'Alì: barone,
                        proprietario terriero, famiglia di banchieri con solidi
                        agganci nella massoneria, sottosegretario agli Interni.
                        Ma soprattutto, d'ora in poi, l'uomo che riuscì 
                        nell'impresa di portare a Trapani l'America's Cup di
                        vela e, a cascata, un centinaio di milioni di euro. E
                        poi tutte le televisioni del mondo che dal 29 settembre
                        trasmetteranno in diretta le pre-regate della Louis
                        Vuitton Cup, ripescando Trapani da un anonimato finora
                        rotto solo per fatti di mafia e per le immagini dello
                        sceneggiato 'La Piovra'. Per una delle provincie più 
                        povere d'Italia, è un'occasione di riscatto come ne
                        capitano ogni cent'anni. Per il barone D'Alì venuto al
                        mondo il giorno di Natale di 54 anni fa, un affare da
                        laticlavio a vita.

                        Da una settimana i trapanesi si recano in silenziosa e
                        ammirata processione sulla banchia Isolabella per
                        sbirciare Alinghi, Luna Rossa, +39 Challenge, Mascalzone
                        Latino e le loro otto sorelle arrivate da Malmö con una
                        grande nave cargo svedese. Finalmente i disagi e le
                        polemiche per i 15 cantieri aperti e i chilometri di
                        lungomare completamente scoperchiati e rifatti, hanno
                        acquistato un senso tangibile. Come tangibili sono i
                        soldi e il buonumore portati da quel migliaio di velisti
                        e affini, tutti atletici e ben vestiti, che la sera gira
                        per i vicoli della città vecchia e riempie i locali a
                        caccia di tonno fresco e cous-cous di pesce (anche se
                        spesso annaffiati con la birra). E dire che due anni fa,
                        quando 'il senatore' annunciò la lieta novella velica,
                        nessuno ci credeva. Racconta il sindaco Girolamo Fazio,
                        imprenditore vinicolo prestato alla politica: "Questa è 
                        una città di scettici, gente che ancora qualche mese fa
                        diceva: cosa? La Coppa America per la prima volta in
                        Italia e vengono a farla da noi? Ma figurarsi...". Com'è 
                        potuto succedere, però, ormai qui in città lo sanno
                        tutti. Il barone D'Alì ha convinto personalmente
                        l'industriale farmaceutico italo-svizzero Ernesto
                        Bertarelli (Serono), patron di Alinghi e organizzatore
                        della prossima edizione. Tanto D'Alì è riservato e 'low
                        profile' a casa propria, tanto è mondano a Roma e ben
                        inserito nel belmondo grazie alla nuova moglie Antonia,
                        infaticabile organizzatrice di cene. Ma a stabilire il
                        contatto decisivo con Mister Alinghi è stato l'amico
                        Cesare Florimonte, emigrante di lusso in Svizzera, dove 
                        è diventato vicepresidente della Serono. Il resto l'ha
                        fatto la natura. Perchè se è vero che Trapani,
                        urbanisticamente, era stata lasciata andare, tuttavia ha
                        sempre potuto contare su due grandi 'asset': le Egadi e
                        il vento.

                        L'arcipelago di Favignana e Marettimo sarà lo scenario
                        mozzafiato delle regate. E la forza di grecale e
                        maestrale, che qui soffiano costantemente su medie
                        intorno ai 15 gradi, assicura condizioni che hanno
                        subito impressionato il team dei giudici di gara
                        piombato a Trapani un anno fa per il primo sopralluogo.
                        Per la cronaca, lo scorso week-end, quando sono arrivate
                        le 12 barche, il maestrale soffiava a 16 nodi con un
                        sole da cartolina. Tutti incrociano le dita e sperano
                        che un tempo del genere tenga altri dieci giorni, senza
                        fare scherzi.

                        Il vero timore, fino a qualche giorno fa, era che
                        Trapani non riuscisse a farsi trovare pronta. Perchè se
                        l'organizzazione tecnica del gran circo velico è nelle
                        rodate mani degli svizzeri di AC Management, tutto il
                        resto dipende dalle amministrazioni locali. E qui, anche
                        se alla fine tutto si arrangerà con la consueta italica
                        perizia nello sfruttare l'ultimo secondo utile, i
                        brividi sono stati tanti. Fare una passeggiata per il
                        lungomare, a dieci giorni dalla cerimonia inaugurale,
                        regala sensazioni non esattamente da Costa Azzura. Gru
                        dappertutto, asfalto per aria, castelli interminabili di
                        ponteggi, colate di cemento, lastre di marmo poggiate
                        direttamente sul pietrisco. E soprattutto, nei cantieri
                        navali che separano il campo di gara dalle storiche
                        saline, troneggiano montagne di rifiuti maleodoranti,
                        spuntati dai dragaggi. Attendono ancora di essere
                        analizzati e smaltiti. Anzi, in realtà stavano già 
                        cominciando a farlo, spedendoli abusivamente a Marsala o
                        nascondendoli in una grossa buca del diametro di una
                        decina di metri scavata sul lungomare. Ma una soffiata
                        ha avvertito i carabinieri che, proprio mentre a poche
                        centinaia di metri attraccava il cargo svedese delle
                        meraviglie, hanno fatto irruzione in alcuni cantieri e
                        vi hanno trovato quintali di fanghi nocivi e rifiuti
                        oleosi. Risultato: nelle stesse ore in cui il sindaco e
                        le autorit? locali accoglievano festanti le barche, il
                        procuratore capo Giacomo Bodero Maccabeo sequestrava tre
                        cantieri e un mega-parcheggio. Apriti cielo!

                        Nonostante lo svolgimento delle gare non sia minimamente
                        in dubbio, il sindaco ha parlato di "inquietanti
                        sincronie" e il sottosegretario D'Alì ha subito chiesto
                        per Trapani nientemeno che "una tregua olimpica, come
                        quella saggiamente auspicata da Gianni Letta per la vita
                        politica del paese a 150 giorni dai Giochi invernali di
                        Torino 2006". Anche se nessuno ha certo l'ardire di
                        sostenere apertamente che la 'tregua olimpica' debba
                        valere anche per la legalità, i riferimenti a Letta e a
                        Torino sono tutt'altro che casuali. E non solo perchè
                        anche in Piemonte, come a Trapani, la magistratura ha
                        già sequestrato un mucchio di carte e 'spia' in silenzio
                        tutti i lavori, pronta a muoversi appena se ne saranno
                        andati via i riflettori mondiali.

                        Degli 80 milioni di euro piovuti su Trapani per
                        l'America's Cup, i tre quarti arrivano dal governo e
                        sono stati gestiti direttamente da un fedelissimo di
                        Gianni Letta come Guido Bertolaso, responsabile della
                        Protezione civile (gli altri 20 li hanno tirati fuori
                        Comune e Regione Sicilia). E grazie al fatto che Letta e
                        Silvio Berlusconi hanno concesso alle regate di Trapani
                        il bollino legale di 'Grande evento' (come il G-8 di
                        Genova e il vertice Nato a Pratica di Mare, e le stesse
                        olimpiadi torinesi), i finanziamenti e le procedure di
                        gara sono state velocissime, con la prefettura che è 
                        diventata 'stazione unica appaltante'. Quest'ultima
                        scelta è stata presa anche per mettere al riparo
                        l'evento dagli appetiti della mafia, che da queste parti
                        "è abituata da sempre ad avere la regia degli appalti",
                        per usare le parole scelte dalla commissione Antimafia
                        guidata dal forzista Roberto Centaro nella sua ultima
                        missione.

                        A Trapani operava un boss del calibro di Vincenzo Virga,
                        arrestato dal capo della squadra mobile Giuseppe Linares
                        nel febbraio 2001. E in provincia si nasconde il
                        latitante numero due di tutta Cosa Nostra, quel Matteo
                        Messina Denaro che fino al 1994 era campiere dei D'Alì.
                        Queste storie non devono però turbare la grande festa
                        griffata Louis Vuitton. Sono previsti non meno di 15
                        mila turisti e da settimane, in tutti gli alberghi a 3 e
                        4 stelle della zona, non si trova una camera. Per
                        ospitare tutti è stata affittata un'enorme nave che
                        fungerà da grand hotel galleggiante e tutti i posti
                        barca sono prenotati. In città sono attesi re Juan
                        Carlos, Berlusconi e un bel po' di ministri, Pietro
                        Lunardi in testa. Oltre a Massimo D'Alema e Roberto
                        Castelli, che saranno telecronisti d'eccezione in una
                        sorta di Bicamerale della Vela. E poi quelli di seconda
                        fila. Per 1.500 di loro, quelli rimasti fuori dai party
                        esclusivi sugli yacht, il Comune offrirà una mega-cena
                        all'aperto su due serate nel centro storico, al modico
                        costo di 150 mila euro (ma il sindaco Fazio garantisce
                        che gli sponsor copriranno tutto).

                        A Trapani, passata la festa, resterà quantomeno un'opera
                        attesa da 60 anni: l'allacciamento della rete fognaria
                        al depuratore, avvenuto dieci giorni fa. Il rischio di
                        regate in acque poco chiare, a lungo paventato dagli
                        ambientalisti, è così scongiurato. Mentre l'occasione
                        persa è quella di un'opera fondamentale come il rilancio
                        del porto commerciale, in vista dell'apertura del
                        mercato unico del Mediterraneo nel 2010. I soldi, grazie
                        alla legge speciale, si potevano trovare. Ma di fronte a
                        una serie di scorciatoie procedurali dalla dubbia
                        legittimità, gli ambientalisti hanno convinto la
                        Protezione civile a bloccare lo scavo dei fondali. La
                        concorrenza al porto di Palermo, ormai saturo, aspetterà 
                        ancora.

 
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