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Francesco Paola
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Sostenere Romano Prodi, in scenari di decomposizione politica (e perché è possibile un pareggio). PDF Stampa E-mail
martedì 04 aprile 2006

dslmaroniIl sostegno a Romano Prodi, e dunque la concentrazione del consenso sulla Unione alla Camera, e sulle componenti politiche della Unione al Senato appare importante per mettere in moto una seria riforma della politica e della società italiana ed aiutare le forme di transizione politica in corso.
La leadership di Romano Prodi, e la stessa possibilità di avviare un progetto riformatore a breve passa per queste elezioni, e per il risultato che le componenti di centro sinistra, nel loro complesso, otterranno.
Il disegno cui le forze di destra ed estrema destra hanno governato in questi anni è stato, tuttavia, lucido e conseguenziale, ed è idoneo a minare qualsiasi possibile governabilità.
In questi anni il governo di destra ed estrema destra ha proceduto a:
(segue)

1) rafforzare le posizioni di monopolio o di dominanza (ed in tale ampia classe sono da includersi le aziende in quasi-monopolio mediatico di cui è titolare sostanziale l’ancora attuale Presidente del Consiglio sig. Berlusconi, ma anche la confessione cattolica romana, destinataria, come non mai, di aiuti a pioggia e di proporzioni gigantesche, di ogni forma e tipo, e questo mentre alcuni strati sociali del Paese sono in condizioni ormai di indigenza);
2) delineare, per meglio attuare questo disegno lucido, delle forme di frammentazione costituzionale, che favorirebbero apparati o potentati localistici e non soggetti a controllo (la cosiddetta “devoluzione” costituzionale, prossimamente soggetta a referendum);
3) approvare, in pratica senza alcuna discussione parlamentare, e con un parlamento profondamente depotenziato nel suo ruolo costituzionale, una serie di leggi “personali” tese a rendere praticamente impossibili, o assai difficili, l’esercizio della giustizia penale, in tutti i settori dei “white crime collars” (ovvero, nei settori sensibili del falso in bilancio, della bancarotta, dei delitti in frode del risparmio, e altro);
4) da ultimo, una riforma dei rimborsi ai partiti (furtivamente introdotta, anche essa senza alcuna seria discussione parlamentare, nel decretone fiscale “milleproroghe”) che tende ad innescare meccanismi di impunità totali per i politici, anche nei settori delle obbligazioni civili; la norma che dispone che debbano erogarsi ai partiti i rimborsi anche in caso di cessazione anticipata della legislatura costituisce riscontro di una consapevolezza piuttosto trasversale che la legislatura è destinata a finire prima del previsto.
Il tentativo di restaurazione fascista e autoritaria di questi anni appare in definitiva assai evidente, e grave.
E’ una emergenza costituzionale quindi fare in modo che questa attuale classe di potere, spregiudicata ed estremista, venga cambiata, per ciò che sarà possibile effettuare con la attuale legge elettorale.
Ma la decadenza della politica è strutturale e complessiva e la più vistosa delle differenze tra le forze di estrema destra e quelle di centro e di sinistra componenti la “Unione” è (e non è certo poco) che, quale espressione di queste ultime, non diventerebbe presidente del Consiglio un monopolista mediatico, né entrerebbero (si spera) a fare parte del governo componenti pericolosamente estremiste quali la “Lega Nord”, o “Forza Italia”, o altre che costituiscono l’asse portante della attuale maggioranza.
Lo scenario politico del centro sinistra appare tuttavia in avanzata decomposizione politica, e ciò sia a causa di meccanismi elettorali che non consentono l’ingresso di nuove componenti politiche in campo (a causa degli elevatissimi costi della politica e delle elevate “barriere di ingresso” che derivano dalla stessa legge elettorale), sia e soprattutto per la consistente assenza di qualsiasi credibile progetto politico, che sia qualcosa di più dell’ambizione alla spartizione dei posti di governo e di sottogoverno.
Questa crisi strutturale appare investire naturalmente ed in primo luogo le piccole forze politiche in campo, alcune poco credibili per il fatto stesso che propongono soluzioni settoriali e che non paiono tenere in conto della complessità e della interdipendenza delle questioni e delle libertà fondamentali (il gruppo dei “Verdi”); altre, palesemente prive di programmi strutturali e che paiono incentrate su figure leaderistiche minori, e prive di adeguati meccanismi di trasparenza interna (i gruppi di “Italia dei Valori” e della “Udeur”).
Altri esperimenti politici (la “Rosa nel Pugno”) appaiono meritevoli di attenzione, non fosse per la presenza di svariati elementi dell’ex partito socialista di Craxi (Intini, Andò, lo stesso Boselli).
L’inesistenza di una credibile e seria forza politica democratica e liberale appare, sotto molti profili, il più grave degli handicap della democrazia italiana, e l’unico degli anticorpi che possa innescare una riforma della politica, che appare ormai non eludibile, ed un processo liberatorio della società italiana che la ponga in grado di affrontare le sfide globali.

 
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