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Articolo 21 - Notizie
Articolo 21 intervista
Francesco Paola
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Previsioni della vigilia. PDF Stampa E-mail
lunedì 10 novembre 2008
Nelle stesse ore in cui Barack Obama con pessimo gusto veniva definito "abbronzato", e nel mezzo della rissa apparente che ne è seguita, che ha occupato l'informazione italiana, l'Ufficio di Presidenza della Camera pensa bene di auto approvare alla unanimità un ulteriore piano di riparto per pretesi "saldi" sui fondi da cosiddetti rimborsi elettorali. Appena 24 milioni di euro. I fondi sono stati trovati senza problemi dal'Ministro dell'Econiomia Giulio Tremonti. (segue).

Nel mezzo di una crisi finanziaria drammatica, di tagli alla scuola, di precariato diffuso, oligarchie politiche senza scrupoli pensano bene nel quasi silenzio generalizzato di auto elargirsi di continuo, somme, sproporzionate e inique, pagate dalla Camera senza controlli e sulla base di semplici autocertificazioni a:

a) soggetti dai rendiconti inesistenti, o nulli o illeciti; la Corte dei Conti non ha i poteri di esercitare un controllo men che formale sulle asserite spese appostate nei rendiconti, il Collegio dei Revisori della Camera, cui pure spetterebe il controllo di "conformità a legge" dei rendiconti, non effettua alcun controllo sostanziale su di essi; non vengono acquisiti neppure i verbali di assemblea con i quali i rendiconti devono essere approvati, dalla esistenza dei quali dipende la stessa giuridica esistenza dei rendiconti;   

b) verosimilmente anche a gruppi familiari e dunque non ai partiti e movimenti politici, che li percepiscono e gestiscono senza controllo alcuno;

c) a soggetti associativi che esistono solo sul piano formale, ma sono politicamente ormai estinti, che non si possono cioè ormai qualificare come "movimenti politici";

d) percepiti e in via di fatto gestiti spesso da quelle stesse oligarchie politiche che spesso procedono a  nominare i parlamentari in puro arbitrio;

e) trattasi di somme di entità del tutto sproporzionata e irragionevole per giunta.

La legge è chiara nell'affermare che si tratta di somme che devono andare ai partiti e ai movimenti politici e nel rispetto di un vincolo di scopo di primario rilievo costituzionale.   

Dunque, un fiume di fondi pubblici erogati senza garanzia alcuna che venga effettivamente rispettato il vincolo di scopo costituzionale cui esse dovrebbero essere esclusivamente funzionali. 

A chi vanno questi soldi, a vantaggio di chi? chi effettivamente li gestisce e li riceve? I cittadini di una Repubblica fondata su uno Stato di diritto hanno il diritto di sapere.  

E' un'offesa al Paese, a chi produce e a chi vive male e con disagio crescente. 

Ma è il segno anche di una crisi incipiente. Le attuali oligarchie politiche sono consapevoli di essere totalmente inadatte e di avere condotto il Paese sull'orlo della bancarotta. 

Nulla esclude che in molti sperino nello scioglimento anticipato delle Camere in modo che ulteriori centinaia di milioni di euro svuotino le casse dello Stato e affluiscano senza controllo alcuno. 

Vi è infatti la crescente consapevolezza che la nuova Presidenza degli Stati Uniti innescherà importanti riforme globali, la prima e la più importante delle quali consisterà nell'affermazione di regole costituzionali globali, che mettano un freno ai poteri arbitrari nelle cui mani, in segmenti consistenti, è l'Italia.

Ed in molti si affrettano sapendo che i tempi dell'arbitrio potrebbero finire e che potrebbero essere chiamati a rendere il conto delle impudenti dissipazioni delle pubbliche risorse, delle bancarotte, dei disastri effettuati.     

Niente tagli ai partiti, Tremonti gli dà 24 milioni

ROMA - Sotto la stretta della recessione e in tempi di tagli generalizzati, l' intransigente ministro sforbiciatore Tremonti ha comunque trovato il modo (e i mezzi) per salvare i partiti. Il dipartimento del Tesoro ha appena comunicato alla Camera il versamento di un fiume di denaro che in queste ore sta già affluendo alle casse delle segreterie. Ammonta a 24.376.540 euro. Pdl e Pd (nelle vecchie versioni Forza Italia e An, Ds e Margherita) fanno la parte del leone, ma nelle nove tabelle allegate ci sono tutti, anche sinistra radicale e altre sigle scomparse con le ultime politiche. Si tratta del saldo di rimborsi elettorali a cui i partiti avevano diritto dal 2003 ad oggi (europee del 2004 e politiche del 2006 comprese, passando per le regionali sarde e siciliane e le provinciali di Trento e Bolzano di cinque anni fa). Ma è un assegno che arriva in un momento insperato, con somma sorpresa degli stessi deputati dell' Ufficio di presidenza di Montecitorio che ieri hanno approvato all' unanimità, neanche a dirlo, il piano di ripartizione. «Il trasferimento - si legge nel documento di due paginette della Tesoreria della Camera - fa seguito a quello di 112.216.974 euro effettuato la scorsa estate dal Ministero a titolo di acconto per le anzidette elezioni». Per farla breve, negli ultimi quattro mesi, con comprensibile riserbo, le segreterie hanno incassato (dopo un momentaneo congelamento dei fondi e successiva protesta) ben 136 milioni 592 mila euro. Ma l' Ufficio presieduto da Gianfranco Fini e composto da rappresentanti di tutti i gruppi ieri ha anche dichiarato guerra in qualche modo ai «fannulloni». No, niente tornelli alla Brunetta. Bensì la pubblicazione periodica delle presenze, e soprattutto delle assenze dei deputati, sul sito web della Camera. La proposta accolta all' unanimità è stata avanzata da Gregorio Fontana del Pdl e segue di pochi giorni la minaccia del suo partito di multare con 10 euro a votazione gli assenteisti. «Ma non sarebbe stato giusto che solo i nostri fossero messi alla berlina» spiega Fontana soddisfatto. «Iniziativa positiva nella sostanza, ma la verità è che nel Pdl era scoppiata la rivolta e ora scaricano tutto sulla Camera» gli contesta Renzo Lusetti del Pd comunque favorevole. Finora quei tabulati top secret sono stati consegnati dagli uffici ai capigruppo, dal nuovo anno sul web a disposizione di tutti. E siccome non passa giorno senza che i pianisti votino per i vicini di banco (solo ieri nove sequestri di tessere di assenti a Montecitorio) l' organo presieduto da Fini ha dato il via a un' operazione «trasparenza» già in cantiere da mesi: da febbraio gli onorevoli voteranno con le impronte digitali. Un chip memorizzerà le impronte e una cellula collocata su ogni postazione le leggerà per consentire il voto (pure quelle di altre dita, a scanso di cerotti furbetti o improvvise ferite). Dalle prossime settimane la sperimentazione, da febbraio si farà sul serio. L' installazione del sistema, ideato per costringere i deputati a fare quel che già dovrebbero, costerà 450 mila euro. - CARMELO LOPAPA

 
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