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Articolo 21 - Notizie
Articolo 21 intervista
Francesco Paola
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Per un ragionato SI al Referendum PDF Stampa E-mail
martedì 02 giugno 2009

I problemi pratici della libertà, ovvero

SI' al Referendum nella Italia dell'Ancien Regime, per

la legalità e per la Repubblica.

Con Arturo Carlo Jemolo pensiamo che “non tutti coloro che possono essere elettori e anche maneggioni elettorali hanno perciò stesso senso politico; molti di loro ne sono affatto privi, in quanto incapaci di pensare a problemi, a regole astratte; essi avvertono soltanto i propri interessi e non operano che per il soddisfacimento di questi. Parimenti sono insensibili al problema della libertà coloro che avvertono solo il desiderio della propria libertà” (da “I problemi pratici della libertà”, p. 29 e s.). Sono anni che si pensa a breve termine, la mancanza di progetti introduce elementi di instabilità sempre maggiori, è il momento di invertire la tendenza.

Chi siamo noi che abbiamo predisposto questo appello per il SI al Referendum del 21 giugno? DSL (www.democraticiliberali.it) è un gruppo indipendente: del mondo delle professioni, della ricerca italiana emigrata all’estero, della industria delle comunicazioni, del lavoro. Rinnovate e necessarie forme di patriottismo costituzionale, a difesa della democrazia e della Repubblica, ispirano il nostro agire. Siamo stati felici per la elezione di Barack Obama alla Presidenza degli Stati Uniti, desideriamo una Europa autorevole e allargata ad Israele e alla Turchia, realmente unita e senza confini, che sappia assumere le proprie decisioni avendo i principi della Convenzione Europea per i diritti fondamentali quale proprio punto di riferimento essenziale.  

In tempi di pesante crisi della economia e della democrazia la fragile società europea va tenuta insieme con aperture a tutto campo. Ristretti gruppi politico affaristici, pericolosi e avventurieri, hanno assunto invece posizioni di dominanza nel nostro Paese e da troppo tempo ne determinano le scelte. Nominano i parlamentari, occupano le cariche pubbliche, si auto liquidano scandalosi ed irraionevoli fondi elettorali privi di controllo alcuno e sulla base di rendiconti spesso nulli e illeciti, alimentano e diffondono paure, odi e pregiudizi.

Nella classifica di Transparency International, l'organizzazione che misura il livello di corruzione su scala internazionale, l’Italia si trova ormai soltanto al 55esimo posto. Rispetto allo scorso anno la situazione è ulteriormente peggiorata, di 14 posti, ed ancora è destinata a peggiorare.

L'Italia è un Paese da troppo tempo bloccato, e i suoi figli migliori sono spesso costretti ad emigrare, o a rassegnarsi all'emarginazione.  Al figlio dell’operaio o di uno dei milioni di precari semi-occupati verrà offerto nella migliore delle ipotesi di ricoprire lo stesso posto del padre. Al figlio dell'oligarca verrà invece riservata sempre una collocazione brillante quale che sia la sua preparazione. Egli non farà  parte della schiera di chi si recherà il 21 giugno a votare.

Interessi molto pratici e molto concreti si oppongono al Referendum, è uno spettro che si agita per questi ristretti ed autoreferenziali gruppi di potere. Ma le rendite di posizione e i costi per la democrazia che derivano dal loro mantenimento sono ormai insostenibili. La situazione è assai grave. I poteri giurisdizionali vengono minati ed esistono aree sempre più estese di acquiescenza e di conformismo. 

Si percepisce un disegno, forse anche premeditato, teso alla progressiva disarticolazione costituzionale della Repubblica, all’abbassamento o alla elusione dei diritti civili fondamentali. Di ciò non v'è efficace percezione sugli organi di informazione. La mancanza di una legge per la soluzione dei conflitti di interesse determina situazioni gravi e sostanzialmente incontrollate.

La questione di una legge elettorale che riduca la frammentazione e il ricatto di questi gruppi di potere è perciò fondamentale e va affrontata. Il merito del referendum non è in tutto da noi condiviso. Pure, la premessa da cui occorre muovere è che le attuali oligarchie politiche sono incapaci di autoriformare se stesse. In una situazione bloccata, che assicura rendite di posizione incontrollate, parassitarie ed enormi,  esse non porrebbero mai mano ad una riforma che ne riducesse il potere e i privilegi, tanto meno ad una riforma elettorale.

Il Referendum porterebbe ad arginare, a destra, le spinte estremiste e xenofobe, ormai tremende, e contribuirà alla costituzione di un partito moderato espressione della cultura del Partito Popolare Europeo. A sinistra contribuirà finalmente ad innescare costruttive discussioni all’interno del Partito Democratico, che lo rendano soggetto competitivo ed in grado di reggere le sfide,  a far divenire più autorevole e forte la sua classe dirigente che negli anni trascorsi non ha compreso neppure quanto fosse essenziale la battaglia per la soluzione dei conflitti di interesse per l’attuazione del principio di uguaglianza.

Le questioni e le libertà essenziali sono ormai interdipendenti, la democrazia e l’economia avanzano o arretrano insieme,  è questo convincimento che ci spinge a questo appello. Una legge elettorale che riduca l’area della frammentazione politica e delle rendite di posizione parassitarie potrà innescare, ne siamo convinti, un circolo virtuoso e introdurre un più elevato tasso di legalità nel sistema. Potrà aiutare il Paese ad uscire dalla stagnazione, dal degrado e dalla frammentazione attuali. Nella situazione attuale, inoltre, lo strumento della partecipazione al Referendum, che è l'istituto principe di democrazia diretta, potrà aiutare a invertire la tendenza. Esiste una correlazione tra la progresiva caduta della partecipazione ai referendum e il decadere della democrazia. Si rifletta anche su questo.   

In questo momento occorre perciò, come non mai, porre da parte le contingenze e i tatticismi politici, i calcoli personali piccoli e subdoli, gli steccati. Alle donne e agli uomini di sinistra che odono il richiamo eccentrico di propri esponenti ad astenersi dal voto aggiungendo l’astensione propria a quella fisiologica dei qualunquisti, perciò diciamo, con le parole di Rosa Luxemburg, che ci sono momenti in cui bisogna mettere da parte la complessità delle proprie idee, l’orgoglio della propria limpidezza e scegliere da che parte stare anche se il luogo in cui decidiamo di stare possa apparire all’inizio inospitale. A loro rispondiamo che la politica è un luogo dinamico e che sarebbe un grave errore effettuare valutazioni statiche sulla base degli attuali equilibri che sarebbero destinati a mutare solo se il Referendum riuscisse. Così com'è illusorio e infantile pensare, lo ripetiamo, che l'attuale sistema degenerato e corrotto possa maturare da sè, grazie alle proprie contraddizioni, il momento in cui cadrà in sfacelo, in cui esso diventerà semplicemente impossibile. Invitare alla astensione in una situazione come quella attuale in cui sono da tempo messe definitivamente a dormire le necessarie riforme sociali, in cui il principio costituzionale di uguaglianza è da troppo tempo incrinato, non è che una "immagine capovolta" (Rosa Luxemburg, Recensione alla serie di articoli di Bernstein, Problemi del socialismo, in Neue Zeit, 1897-98. Estratto dalla Leipziger Volkszeitung 1898), e deformata di ciò che è.

Lo stesso invito al voto rivogliamo a tutti quelli che hanno a cuore la legalità e la tenuta della Repubblica, il suo prestigio internazionale, alle piccole e medie imprese che hanno bisogno non di aiuti a pioggia ma prima di tutto di regole certe e chiare che le proteggano dagli abusi, per poter competere in Italia e all’estero.

Ai soggetti che agitano, in modo falso e irresponsabile, la paura che gli attuali equilibri politici verrebbero rafforzati dal Referendum rispondiamo che loro  sono spesso quegli stessi che intendono proseguire a lucrare i privilegi aberranti ed enormi che l’attuale degenerata situazione consente. I peggiori, doppiogiochisti di professione, sono quelli che prima, per spacciarsi per innovatori, hanno sostenuto il Referendum, e che ora vi si oppongono in prossimità del voto, poichè sanno che i loro interessi sono minacciati. Per loro il Referendum è certamente uno spettro. A loro rispondiamo che anni di ulteriore immobilismo privi di speranza ci attenderebbero se il Referendum non raggiungesse il suo obiettivo così innescando le necessarie e indispensabili  riforme. A loro rispondiamo che la democrazia non può essere rassegnazione all’esistente. Noi non abbiamo timore di dire: viva l'Italia, viva la Repubblica, viva la Costituzione!

Francesco Paola, avvocato, Roma, Gianni Zamperini, imprenditore, Lissone (MI), Claudio Zanardi, medico ginecologo, Bologna

Aderiscono: Elio Veltri, medico e scrittore, Pavia

 
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