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Articolo 21 intervista
Francesco Paola
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I fondi elettorali a pioggia e il vulcano Eyjafjallajökul . PDF Stampa E-mail
mercoledì 26 maggio 2010

Risultati concreti. I DSL si sono battuti con coerenza e in solitudine per la necessaria riforma dei sistema dei fondi pubblici elettorali ai partiti. Ha promosso iniziative alla Camera dei Deputati. Ha promosso un ricorso dinanzi alla Corte Europea dei Diritti, che ha aperto un procedimento . Ha promosso un azione giudiziale . Il pagamento incontrollato e senza freni di questi ultimi anni ha aperto una voragine nella finanza pubblica e fatto arretrare democrazia ed economia insieme . Non è l'unico naturalmente ma tali temi investono punti centrali. I nodi stanno arrivando ora al pettine e le attuali oligarchie politiche, obbligate dalle pressioni internazionali, ne parlano.

Premessa.

Sono due le cause principali della decadenza estrema in cui versa la democrazia costituzionale italiana: i conflitti di interesse trasversali , che costituiscono il primo e il più importante fattore di “conservazione” dell’establishment esistente e delle attuali oligarchie politiche e l’attuale disastroso “sistema” della normativa sui fondi elettorali , da esse stesse approvato, che provoca effetti aberranti e ormai incontrollati.  

Le riflessioni brevi che seguono non toccano perciò la ratio dei fondi elettorali in sé e per sé, ma la complessiva e grave alterazione che deriva all’arena politico elettorale nel suo complesso da finanziamenti a pioggia di proporzioni abnormi e irragionevoli.

La questione non riguarda solo i “costi della politica”, di cui questo dovrebbe costituire l’argomento centrale  . L’erogazione dei fondi pubblici elettorali costituisce il primo e il più importante settore cui deve essere assicurata trasparenza, per l’incidenza diretta che tali pratica hanno sulla possibilità di competere nella arena politico elettorale, sulla democrazia interna dei partiti, sulla stessa selezione dei candidati .  

E l’abuso nella gestione dei fondi pubblici dei rimborsi elettorali è del tutto equiparabile quanto agli effetti distorsivi e locupletativi alle fattispecie di illecito finanziamento ai partiti ed è forse più grave rispetto ad esse.

2. Il “vincolo di scopo” dei “rimborsi” elettorali .

I c.d. “rimborsi” elettorali sono fondi pubblici che hanno lo scopo, in teoria, di garantire la “gestione democratica” e la vita associativa dei partiti, di incentivare la partecipazione democratica . Una delle “modalità di attuazione” del pluralismo costituzionale , in teoria : “al fine di assicurare una reale competizione tra le forze politiche in campo ed una corretta informazione dei cittadini” (cfr. ad esempio Relazione del Collegio della Corte dei Conti sulle elezioni europee 2004, p. 68).

Al contrario le norme attuali falsano la competizione politica favorendo senza alcuna ragione meritevole una ristretta cerchia di “competitori” politici, che attingono in modo praticamente indeterminato a doppi o tripli o quadrupli asseriti “rimborsi” elettorali, anno per anno , di proporzioni abnormi e irragionevoli .

Sul piano delle spiegazioni razionali delle dinamiche politiche , le disposizioni sui fondi elettorali sono perciò volte alla costituzione di quelli che in sede giornalistica sono stati appropriatamente definiti i fenomeni di “casta” e alla costituzione di oligarchie politiche sostanzialmente auto referenziali , che costituisce del resto il tratto saliente dell’attuale fase della democrazia italiana .

Se a ciò si aggiunge l’assenza di controlli addirittura persino sulla legittimazione dei soggetti che richiedono questi fondi il quadro è devastante .

La Camera dei deputati , ente erogatore ai sensi della legge n. 157 del 1999 paga i fondi sulla base di semplici autodichiarazioni; il Collegio dei Revisori della Camera, chiamato a verificare i rendiconti dei partiti, a propria volta , non acquisisce neppure le delibere di assembleari dei rendiconti . La Corte dei Conti è priva di poteri , ed effettua un controllo meramente cartolare e formale .

Non potrebbero esservi situazioni più pericolose e maggiormente incentivanti pratiche illecite nella gestione dei fondi .

3. Un esempio . L’art. 1 comma 6 nuovo testo della legge n. 157 del 1999.

Per citare una delle disposizioni più gravi , nella situazione attuale , sulla base dell’art. 1 comma 6 nuovo testo della legge n. 157 del 1999 , anche un solo anno di legislatura integra il diritto di ripetere per intero i fondi elettorali come se la legislatura fosse conclusa: “In caso di scioglimento anticipato del Senato della  Repubblica o della Camera dei deputati il versamento delle quote annuali dei relativi rimborsi è comunque effettuato. Il versamento della quota annua di rimborso, spettante sulla base del presente comma, è effettuato anche nel caso in cui sia trascorsa una frazione di anno”.

A ciò si sommano i fondi per le elezioni regionali, per le elezioni europee , i fondi elargiti ai gruppi parlamentari e regionali .

Appare difficile persino il censimento di tali risorse , il loro preciso ammontare .

Nessuno dei Gruppi parlamentari praticamente pubblica un rendiconto .

La destinazione e l’utilizzo dei fondi è sconosciuta . 

E questo proprio costituisce il presupposto non solo di pratiche politiche perverse, con effetti disastrosi per le casse dello Stato, ma integra obiettivi e palesi effetti discriminatori e lesivi.

4. I principi della normativa comunitaria . Lo stravolgimento della natura di soggetti senza scopo di lucro dei partiti politici.

E’ ancora una democrazia costituzionale quella del “far west” senza controlli sui fondi elettorali ?

Ciò che è incomprensibile è la dimensione di immunità e di carenza assoluta di controlli sostanziali , che assicura a chi materialmente gestisce i fondi , che non sono sicuramente i militanti dei partiti, un’aurea spensieratezza da Isole Cayman.

L’immunità dei politici è perciò estesa in via di fatto alla gestione dei fondi elettorali.

L’entità dei fondi è talmente irragionevole ed abnorme che essa determina una mutazione genetica della stessa natura costituzionale dei partiti politici che li percepiscono , che non si possono più certo definire soggetti “senza fini di lucro”.

Eppure , i  principi informatori della disciplina comunitaria sono del tutto chiari e precisi: i partiti e movimenti politici non possono avere scopo di lucro, e sovvenzioni o finanziamenti non potrebbero avere come “oggetto o effetto un profitto per il beneficiario” (art. 109 Reg. CE n. 1605 del 2002); le deroghe al divieto del fine di lucro “dovrebbero essere eccezionali e non dovrebbero costituire un precedente” (Reg. CE n. 1525 del 2007); gli stanziamenti possono essere utilizzati per l’effetto tendenzialmente “solo per coprire le spese direttamente collegate agli obiettivi indicati nel programma politico” del partito o del movimento che ne sia beneficiario (considerando 8 del Reg. CE n. 2004 del 2003).

E la Corte Europea dei Diritti ha a più riprese rammentato quanto siano gravemente deprecabili e illegittime, sul piano della stessa tenuta costituzionale, le prassi nazionali che possano integrare anche solo il rischio di alterare, e ciò anche se in misura indiretta, surrettizia o potenziale, gli equilibri democratici, la competizione nella arena politica e quindi lo stesso formarsi della volontà popolare.

            5. Qualche cifra .

I calcoli che seguono non tengono conto né delle elezioni regionali né delle elezioni europee , né dei fondi erogati ai Gruppi dei partiti , parlamentari e regionali , cui dedicheremo riflessioni prossime. Si limitano ad analizzare gli effetti dei “doppi rimborsi” derivanti dalla conclusione anticipata della Legislatura .

 

Considerato il fatto che la legislatura apertasi nello stesso 2006 si è conclusa anticipatamente nel 2008 dopo appena due anni, sono stati erogati ai partiti e ai movimenti politici italiani che hanno concorso alle elezioni politiche del 2006 somme pari ad ulteriori Euro 99.190.756,41 per anno per i prossimi tre anni (per complessivi Euro 297.572.269,2). Ad essi sono da sommare ulteriori circa 100 milioni di euro all’anno relativi alla legislatura apertasi nel 2008. Se la attuale legislatura apertasi nel 2008 si concludesse dopo appena un anno, o due anni, sulla base di queste norme perverse sarebbero quindi da erogare i ratei residui inerenti alla legislatura 2006 conclusasi anticipatamente nel 2008, più i ratei residui relativi alla conclusione anticipata della legislatura 2008, più i ratei relativi alla legislatura successiva.

6. Un obiettivo politico immediato .

Di qui un obiettivo politico immediato . Che non è quello di eliminare tout court i finanziamenti pubblici ai partiti ma quello di “liberare” l’arena politica da uno (di certo non l’unico) dei suoi rilevanti fattori distorsivi, nella specie di somme abnormi che non trovano alcuna causa né ragionevolezza .

Eliminare le norme che alterano le dinamiche di partecipazione politica con obiettivi effetti discriminatori ed escludenti deve essere certamente una priorità.  

Di qui gli ulteriori obiettivi:

1) affidare ad un organo terzo e indipendente la funzione di ente erogatore dei fondi elettorali, costituendo ad esempio un Ufficio presso la Corte di Cassazione , composto da Magistrati della Corte , così come avviene nel caso dell’Ufficio elettorale nazionale ; non più certamente l’Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati , che è come “mettere la volpe a guardia del pollaio”, per citare il repubblicano John McCain a proposito del ruolo di certe Autorità di garanzia negli USA negli scandali finanziari;

2) il livello di trasparenza informativa dei rendiconti dei partiti è prossimo allo zero ; introdurre controlli seri sui rendiconti ai partiti finalmente non più solo formali ; dalla lettura dei “rendiconti” dei partiti emergono molte macro poste contabili relative ad asserite spese per milioni di euro , prive di alcuna chiarezza e giustificazione ; vi sono decine di milioni di euro di cui non si conosce né l’impiego né la destinazione ; la cosa è inaccettabile trattandosi di fondi pubblici che costituiscono una parte cospicua del bilancio dello Stato ;

3) introdurre sanzioni penali stringenti e serie per i politici che “rubino” i fondi elettorali, e si arricchiscano tramite essi ; ad esempio attraverso una aggravante speciale al delitto di peculato, che pure potrebbe trovare già applicazione nel caso di specie ;

4) last but non least : la decadenza dalle funzioni elettive o la interdizione di esse per i politici che abbiano rubato fondi o malversato elettorali , specie se di rilevante entità, profittando della propria posizione in tali contesti pare davvero il minimo .

Una conclusione . Il sistema di disfacimento della vita pubblica che erano (e purtroppo sono) le  corruzioni diffuse e sistemiche ai tempi di “tangentopoli” , oggi potrebbe forse trovare la loro forma “aggiornata” , nell’attuale sistema del finanziamento ai partiti , nella “gestione” dei fondi elettorali miliardari , nella deviazione dal loro vincolo di scopo .

In un Paese in grave crisi economica l’entità di questi fondi e la loro moltiplicazione praticamente esponenziale costituisce infine un rischio serio non solo per la tenuta democratica ma per la stessa economia del Paese . Segno del fatto che democrazia ed economia vanno avanti sempre di pari passo, arretrano o avanzano insieme .

E se saltasse il “tappo” dell’attuale sistema della gestione dei fondi elettorali, come accaduto col vulcano islandese Eyjafjallajökul, il “cielo” politico ne resterebbe indelebilmente offuscato.   

 

 

 

 

* componente del direttivo di “Scelgo l’Italia” . Avvocato , si occupa di diritto comunitario , penale commerciale e di tutela dei diritti umani e politici fondamentali . Co fondatore e presidente della associazione di scienza della politica “Democratici Solidali Liberali” (www.democraticiliberali.it). E’ autore di vari saggi e pubblicazioni e da ultimo de “Il governo dei conflitti - L’irrinunciabile soluzione dei conflitti di interesse per la democrazia e l’economia” , 1° ed. Longanesi Milano 2007 e 2° ed. TEA Libri 2008 . 

 

 

 

 
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