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Francesco Paola
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Riferimenti non troppo passati. Di Luciano Zamperini PDF Stampa E-mail
giovedì 20 febbraio 2014

Fare riferimento al passato è sempre un azzardo. Cambia il contesto in cui si sviluppa l’azione politica. La situazione economica del paese. La diversità della classe politica che si contende il potere. Cambiano i personaggi all’interno della classe politica, in altre parole si modifica profondamente lo scenario, politico, economico, istituzionale, le classi sociali in campo.


Ma è del tutto azzardato vedere nell’attuale momento politico una certa analogia con gli anni venti che ha vissuto il nostro paese? nella litigiosità endemica della classe politica, nella ricerca disperata del personaggio che risolva i problemi del paese, ricerca, in parte anche auspicata da coloro che sono la parte più debole del paese, nella campagna da parte dei mas media per costruire il personaggio ideale “unico in grado” di dare al paese un assetto politico economico idoneo a far uscire il paese dal baratro in cui è stato cacciato. Una parte della classe politica ha un comportamento molto simile l’Aventino, l’altro elemento caratterizzante è il personaggio che si presenta con tanta voglia di comandare a prescindere.

Negli anni venti questo tipo di politica portò il paese alla dittatura di cui tutti conosciamo l’esito, è vero l’avvento della dittatura allora fu favorito dalla monarchia, è vero e lo ripeto in un contesto profondamente diverso, anche a livello internazionale e indubbiamente favorì il fascismo nella sua presa del potere.

Oggi sulla carta abbiamo un sistema istituzionale Repubblicano, delle istituzioni profondamente diverse agli anni venti. Nella realtà ci sono segnali inquietanti che mostrano una certa similitudine con i metodi usati della monarchia.

Detto questo si potrebbe trarre le conclusioni che ormai siamo ad un passo da un una nuova dittatura fotocopia della precedente. Io credo che sia impossibile ritornare ai tempi e metodi della dittatura fascista, ma forme di autoritarismo sono presenti e favoriscono l’accantonamento di quella poca democrazia che è sopravvissuta nel nostro paese.

Se analizziamo le ultime vicende politiche ci rendiamo conto che gli spazi di democrazia si sono ridotti notevolmente, si è fatta avanti una politica che aggredisce pesantemente qualsiasi forma di democrazia presente fino a ieri nelle nostre istituzioni.

Partiamo dal dicembre 2012 quando il partito democratico ha messo in scena le elezioni primarie per eleggere il suo segretario politico. Ci dicono che circa tre milioni di elettori hanno partecipato, di cui un milione e ottocentomila preferenze sono andate a Matteo Renzi. Costui ha quindi immediatamente ha dichiarato che al momento non era in discussione il governo in carica peraltro espressione del partito democratico, dopodiché ha detto che il governo avrebbe dovuto cambiare passo ed essere più incisivo nell’affrontare i problemi del paese, peraltro senza mai indicare i contenuti su cui il governo avrebbe dovuto lavorare. Disse pure che per andare egli a Palazzo Chigi sarebbe stato necessario un passaggio elettorale. Poi ha proposto una specie di riforma elettorale a tutte le forze politiche in una forma che nessuno potesse accettarla. Infine l’accordo blindato con Berlusconi, per fare la riforma elettorale e le riforme istituzionali. Dopodiché si è imposto al parlamento di votarle così come “loro” (ovvero un pregiudicato interdetto dai pubblici uffici, nonché espulso dal senato della repubblica, e il signor nessuno dal punto di vista istituzionale), avevano stabilito. La sorpresa più grande avviene mentre il parlamento si apprestava ad ubbidire agli ordini impartiti. Matteo cambia idea, non è più urgente l’approvazione immediata della legge elettorale ma si cambia passo e decide che è il momento di andare al potere, in gran fretta convoca il “gran consiglio” e impone le dimissioni del governo in carica, “decreta” la sua nomina a presidente del consiglio.

È impressionante come le istituzioni Repubblicane, (se ci sono ancora) si siano allineate supinamente a tanta schizofrenia. L’aspetto che provoca profonda indignazione è che nella farsa delle consultazioni per dare l’incarico per la formazione del nuovo governo entra prepotentemente (ricevuto con tutti gli onori) un pregiudicato che lo si voglia o no questo influisce pesantemente nella formazione del governo e nei programmi, (se ci sono,) quindi nella vita di tutti noi. Ad uno che per le leggi da lui stesso votate si dovrebbe trovare nelle patrie galere è concesso di influire pesantemente nell’azione del prossimo governo. La cosa naturalmente si ripete con le consultazioni da presidente del consiglio incaricato, ed è gravissimo.

Facciamo una riflessione, poco più di un anno fa Matteo Renzi si presentò alle primarie per essere candidato del suo partito alla presidenza del consiglio, allora gli venne negata la fiducia. Ebbene nel giro di poco più di un anno si sono invertite le carte ed oggi si autocandida come presidente del consiglio.

D’altra parte in un paese in serie difficoltà sarebbe necessario la ricerca sistematica dell’unione di tutte le forze in campo per capire in quali guai ci siamo cacciati e con una ricerca matematica e non ideologica dare soluzione alle storture con cui da sempre è governata l’economia, l’uomo forte, indiscusso, serve solo a creare ulteriori divisioni di cui non ne abbiamo davvero bisogno, in questo contesto a soffrire pesantemente è la democrazia, non possiamo certo ignorare il fatto che alla base del governo che sta per nascere non esiste uno straccio di programma poiché un serio programma di governo non può essere basato su delle semplici enunciazioni o buoni propositi, peraltro realizzato con tappe forzate così come il “capo!”.

 
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