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Francesco Paola
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Perchč le elezioni irachene NON sono una farsa PDF Stampa E-mail
sabato 29 gennaio 2005

Solidarietā alle donne e agli uomini iracheni, elettori e candidati, che si battono per democrazia e libertā.

Una risposta a Gruber, Santoro, Di Pietro, Morgantini.

Un occidente diviso non dal pericolo del terrorismo internazionale, ma dalla politica dell'attuale governo USA, che ignora il diritto internazionale, emargina le Nazioni Unite, dā per acquisita la rottura con l'Unione Europea. E' il pensiero di Jurgen Habermas.

In larga parte ne condividiamo la portata.

Cosė come va detto che in Iraq č in corso una guerra, a pieno titolo.

Scrivere, come ad esempio ha fatto il card. Sodano in un telegramma inviato alla famiglia della vittima italiana, cui va tutto il nostro cordoglio, che si tratta di una "missione di pace", non risponde affatto al vero. Riprende la posizione ufficiale dell?attuale governo italiano. Dichiarazioni che rischiano, paradossalmente, di alimentare la violenza.

Tutto questo non autorizza Gruber, Santoro, Di Pietro, Morgantini a ritenere "una farsa" le elezioni irachene, come si legge in una nota pubblicata sul sito di Articolo21.

Tutti abbiamo salutato con favore il voto palestinese, per il suo effetto stabilizzante, per le occasioni nuove di sviluppo della pace e del progresso che esse possono offrire. E si č trattato di elezioni anche esse con numerose irregolaritā, come testimoniato dal leader democratico Barghouti.

A maggior ragione dovremmo tutti incoraggiare l'esito di queste elezioni irachene. Nonostante tutte le riserve che si possano avere.

Nelle elezioni irachene sono in campo forze ispirate a canoni di fondamentalismo religioso violento, contrarie alla democrazia.

Ma č anche vero che al processo di democratizzazione iracheno concorrono circa cento partiti, in rappresentanza delle principali confessioni ed etnie.

Che vi ? stata l'autoesclusione di gruppi sunniti integralisti ed estremisti vicini a Bin Laden e al regime di Saddam Hussein.

Che gran parte degli iracheni vogliono la democrazia.

Che non vorrebbero, mai, un regime fondamentalista di taglio religioso, come quello iraniano; o ispirato dai terroristi integralisti Bin Laden e Zarkawi; o una recrudescenza del regime di Saddam.

Alle elezioni irachene partecipano, e questo rappresenta una assoluta novitā, anche partiti e candidati ed elettori, donne e uomini, giornalisti, lavoratori, ispirati a valori di laicitā e di progresso, di democrazia, di libertā. Essi rischiano la vita ogni minuto per esserci.

Questo prescinde, ovviamente, dalle stesse intenzioni di Bush e del governo USA, dalla necessaria riforma dell'ONU e dalla sua necessaria centralitā, dalle violazioni di diritto internazionale che vi sono state e che vanno riparate nelle giuste Sedi internazionali.

Va al di lā delle stesse ragioni per la quali la guerra č stata avviata.

Esiste, rappresenta un dato oggettivo di cui tener conto.

Sono queste, le donne e gli uomini dell?Iraq che hanno il coraggio, a rischio personale, di candidarsi e di votare, le forze della "resistenza" irachena che vanno incoraggiate, cui va reso omaggio.

Non va neppure trascurato un positivo "effetto domino", che allo stesso modo, oggettivamente, esiste, e che si va sviluppando a prescindere, sempre, dalle reali intenzioni dei promotori della guerra.

Si sarebbe svolto, il 5 febbraio a Riad un vertice internazionale contro il terrorismo, se le elezioni irachene non vi fossero state?

Chi avrebbe indetto un vertice alla Mecca per concordare "un'azione comune per la riforma e l'unitā della Umma", della nazione islamica?

Quella di bin Laden č in Arabia definita adesso "setta deviazionista".

Gli intellettuali sauditi condannano il "pensiero monolitico", per un Islam "razionale" e "illuminato".

Situazioni impensabili, solo l'altro ieri.

Un benefico effetto domino, l'emergere di forze e di diritti nuovi, che possano costituire una coscienza pensante, e divengano parte integrante di una "rete" della democrazia mondiale č un obiettivo su cui tutti devono convergere.  

Ha maggiori garanzie la democrazia in Egitto, dove si va verso una presidenza della Repubblica "ereditaria", o in Siria, dove questo č giā accaduto con una modifica costituzionale approvata in tempi brevissimi?

Nelle posizioni di Gruber, Santoro, Di Pietro, Morgantini, oggettivamente si legge un ideologismo antiamericano e sostanzialmente, anche, anti-israeliano, che conduce ad occultare la realtā.

Non basta auto-proclamarsi "societā civile" per non assumere posizioni oggettivamente oscurantiste, o per concorrere, realmente, alla affermazione della democrazia. Al di lā delle intenzioni.

Nelle ore in cui vengono attaccati i seggi, nelle ore in cui Bagdad č una cittā chiusa per timore degli attentati, in cui chi si candida e chi vota viene minacciato nella vita, "Democratici Solidali Liberali" augura alle elezioni irachene il maggior successo possibile.

Rende omaggio a chi ha avuto il coraggio di candidarsi e di votare candidati ispirati a valori di democrazia e di libertā: a questa che č la vera "resistenza" irachena.

 
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