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Francesco Paola
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Procreazione assistita e diritto all'informazione. Un invito al servizio pubblico RAI PDF Stampa E-mail
martedì 01 febbraio 2005

Da una corretta informazione dipende la salute umana, la possibilità di evitare o prevenire sofferenze e malattie, la migliore tutela dei diritti del nascituro. Mai come stavolta.

La Corte Costituzionale ha bloccato la richiesta referendaria di abrogare la legge sulla procreazione in quanto "costituzionalmente necessaria". La sua abolizione comporterebbe, per la Corte, un vuoto normativo.

I giudici hanno però ritenuto ammissibili gli altri quattro quesiti, e tra il 15 aprile ed il 15 giugno, cioè tra un minimo di due mesi e mezzo ed un massimo di quattro, potremo esprimere la nostra volontà attraverso i referendum.

Alcune riflessioni, alcune formali richieste.

L'approvazione della Legge ha generato sin dall'inizio aspre critiche da parte di un buon numero di addetti ai lavori, da parte delle coppie affette da sterilità, da parte di alcuni gruppi politici.

L'opinione pubblica è stata progressivamente coinvolta e sensibilizzata, percependo la violenza di scelte normative oggettivamente tese a danneggiare la tutela della salute umana, ad invadere il campo delle scelte soggettive, dell'etica personale.  Ora però dovremo esprimerci su quesiti precisi.

Ci sarà il tempo ed il modo per una corretta e compiuta informazione da dare al singolo cittadino, anche a coloro che nulla o poco sanno di argomenti che richiedono un notevole grado di preparazione scientifica?

I destini di chi soffre ed ha sofferto dei temi della infertilità -per fortuna, la minoranza- possono dipendere sostanzialmente dalla mancata conoscenza del problema da parte di chi, per sua fortuna, non li ha sofferti: la maggioranza, per fortuna.

Ecco perchè è eticamente irresponsabile e grave l'invito alla astensione, con le dichiarate finalità di fare fallire i referendum, che proviene dalle stesse forze che hanno effettuato pressioni sul Parlamento per pervenire a queste gravi disposizioni di legge.

Mai come stavolta.

Ma mai come stavolta il tema è strettamente connesso al diritto di essere compiutamente informati e al dovere del servizio pubblico di effettuare una corretta e compiuta informazione.

Una informazione scientifica, su ciò che oggettivamente è e sui rischi alla salute che tale legge determina, è doverosa ed irrinunciabile.

Prendiamo il primo quesito referendario, che riguarda la ricerca sugli embrioni, finalizzato a consentire la cura di gravi malattie.

Ci sarà la possibilità di spiegare che l'embrione di cui stiamo parlando non è quello che la mamma ed il papà sono abituati a vedere sul monitor ecografico, col cuoricino che batte, ma uno stadio molto più precoce, in cui l'embrione è ancora costituito soltanto da cellule totipotenti?

Vi sono concetti che valgono al di là del tempo in cui sono formulati, che sono fondativi della nostra civiltà.

Proprio sul tema cruciale della origine della vita, Aristotele distingueva fra uomo in potenza e uomo in atto.

L'embrione si forma prima di essere collocato nell'utero della donna, ma solo da quel momento avrà la possibilità di svilupparsi, di crescere. Come si può considerare una persona sia pure in potenza un embrione che non si trova ancora nelle condizioni di potersi sviluppare, che non si trova nel "luogo giusto", cioè nel ventre materno? Sono considerazioni che mutuiamo dal filosofo cattolico Giovanni Reale, le facciamo nostre.

Esse danno atto, anche, di quanto sia fuorviante la informazione, di matrice a-scientifica e sostanzialmente religioso-fondamentalista, che viene effettuata in questi giorni.

Sarà dunque possibile spiegare, come propone il quarto quesito, che l'embrione non può avere la stessa tutela della persona umana, intesa come sintesi di corpo, mente, sentimenti?

Sarà ancora possibile far sapere che quelle cellule totipotenti potrebbero guarire una persona malata?

E sarà possibile spiegare che la "Diagnosi Genetica Preimpianto", non è un metodo per selezionare arbitrariamente la razza, ma un'occasione di diagnosi precocissima di malattie genetiche per coppie a rischio, che altrimenti potrebbero accedere alla diagnosi solo al terzo mese di gestazione, con la probabilità di dovere atrocemente decidere di interrompere una gravidanza così tanto difficilmente ottenuta e così tanto desiderata?

Ed ancora: con il secondo quesito, la Legge obbliga ad ottenere non più di tre embrioni e fare un unico impianto.

E' già un obiettivo propostosi dai centri di procreazione assistita, quello di mirare ad inserire il minor numero di embrioni possibile, numero ottimale uguale o inferiore a tre, onde evitare gravidanze multiple, complicate.

Nella considerazione che la percentuale di successo è solo del 20% , il soprannumero di embrioni da congelare ha una primaria funzione di scorta, in caso, appunto, di insuccesso.

La Legge però vuole ottenere solo tre embrioni ed un unico impianto: con l'inevitabile conseguenza che in caso di fallimento, la coppia debba ripetere tutta la terapia, utilizzando farmaci sicuramente rischiosi se reiterati.

Ed ancora, terzo quesito referendario: come può essere impedita ad una coppia la fecondazione eterologa, se il problema non è altrimenti risolvibile?

Quanto accade è doppiamente grave.

Vi è una legge che mette a repentaglio la salute, l'etica, principio di laicità e separazione dei poteri, la ricerca scientifica e insieme, occorre dirlo, gli stessi diritti del nascituro.

E questi stessi diritti, che sono inalienabili, sono posti a rischio dall'accidentale raggiungimento della maggioranza referendaria, che sarà esattamente proporzionale alla possibilità che abbiano i cittadini di avere una informazione scientifica su questi temi.

In ultimo, è bene rammentare che la definizione che l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dato dello stato di salute è che essa non dipenda soltanto dall'assenza di una patologia scientificamente dimostrabile, ma risulti essere l'espressione di una condizione di completo benessere fisico, mentale, sociale.

Per questo i doveri del servizio pubblico televisivo sono, in tali circostanze, tanto più essenziali.

Una informazione scientifica ragionata, che preceda e si aggiunga ai tempi che la legge riserva alla campagna elettorale, allo scontro tra le diverse visioni dell'etica, al confronto elettorale, è una fondamentale pre-condizione perchè i Cittadini tutti possano assistere e partecipare.

Questa informazione devono avere, in primo luogo, i Cittadini che non avendo avuto, per loro fortuna, i problemi e le sofferenze e le tragedie talvolta della infertilità hanno il diritto e il dovere di sapere.

E' un dovere che cade sul servizio pubblico RAI, mai come stavolta.

Mai come stavolta dal corretto esercizio della informazione dipende la salute umana, la possibilità di evitare o prevenire sofferenze e malattie, e lo si ripete, la migliore tutela dei diritti del nascituro.

Per questo rivolgiamo un invito formale agli Organi del Servizio Pubblico a tenere in conto queste ragioni, le ragioni esplicitate in questa lettera, senza indugio.

Francesco Paola *, avvocato

Francesco Libero Giorgino **, medico ginecologo, Presidente Associazione Italiana Ginecologi Extraospedalieri - AGEO

Rita Grifoni **, medico ginecologo

Claudio Zanardi **, medico ginecologo, Segretario Generale Associazione Italiana Ginecologi Extraospedalieri - AGEO

* Presidente di "Democratici Solidali Liberali"

** Componenti del Consiglio Direttivo di "Democratici Solidali Liberali"

 
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