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Francesco Paola
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Fatti in successione e linee di tendenza PDF Stampa E-mail
martedì 26 aprile 2005


Quanto accaduto dalle elezioni regionali in avanti conferma alcune linee di tendenza; ad una lettura di insieme tali sviluppi rivelano una loro logica interna, una dinamica che occorre tentare di cogliere con la dovuta chiarezza.

I fatti. Nella loro successione, sono i seguenti:
1) le elezioni regionali, che confermano due dati: lo spostamento di importanti consensi dalla coalizione di destra al centro sinistra, e il rafforzamento della componente di destra estrema (il movimento denominato "Lega Nord") nella attuale coalizione di governo;
(continua...)

(segue dalla prima...)

2) subito dopo, la vendita del 17% di Mediaset, azienda il cui titolare sostanziale è l'attuale presidente del Consiglio e che ha visto rafforzata ulteriormente, anche attraverso apposite leggi, in questi anni, le proprie posizioni di quasi-monopolio nel settore delle comunicazioni. La vendita è, dunque, attualmente effettuata nelle migliori condizioni di mercato possibile; essa dovrebbe determinare, stando a notizie di stampa, l'afflusso dell'enorme massa dell'equivalente di circa 4000 miliardi di vecchie lire di liquidità, sul cui futuro impiego non si hanno notizie certe. E' razionale prevedere che se la cessione fosse effettuata tra un anno, in presenza di un diverso governo, o nella prospettiva della attuazione di principi comunitari contro le posizioni dominanti nei settori delle comunicazioni, il valore di Mediaset potrebbe essere assai inferiore. La cessione parziale di Mediaset è tuttavia anche il primo (e al momento anche l'unico) segno, significativo e tangibile, che sia sostanzialmente ricollegabile al risultato delle elezioni regionali: di quella che è stata definita, con retorica eccessiva, "la prossima fine del berlusconismo"; più probabilmente appare riscontro della consapevolezza, da parte del titolare di interessi monopolistici attualmente al governo, che la stagione oggettivamente assai fruttuosa per l'impresa dominante di cui è titolare -in netta controtendenza rispetto all'andamento di mercato-potrebbe avviarsi a conclusione in coincidenza (in conseguenza) della sostituzione dell'attuale  governo;

3) subito dopo, il voto di Venezia, con l'aggregazione all'area di centro dell'Unione di consensi provenienti da destra (ciò che ha determinato la vittoria del candidato dei gruppi della "Margherita" e dell'"Udeur", Massimo Cacciari) anticipa alcuni degli scenari cui si assisterà nella prossima legislatura;

4) quasi in contemporanea, vi è stata la crisi, sostanzialmente formale, aperta dalle componenti di centro (UDC) della coalizione di destra, con il ritiro dei propri ministri e sottosegretari; viene evidenziata l'assenza di contenuti progettuali capaci di parlare all'intero Paese, l'accentuarsi delle pressioni localistiche ed estremistiche che trovano la propria sintesi nella locuzione "asse del Nord" tra i gruppi di "Forza Italia" e della "Lega Nord" culminati nella approvazione della riforma di destrutturazione costituzionale denominata "devolution";

5) sempre in successione, si è preso atto della opposizione strenua dell'attuale Presidente del Consiglio ad ipotesi di elezioni anticipate; e, soprattutto, per il significato che tale gesto assume, delle sue mancate dimissioni, in tal modo infrangendosi una prassi costituzionale consolidata; lo farà, qualche giorno dopo, ma solo nella prospettiva e con la rassicurazione di una ricomposizione dell'area di governo;

6) quindi, sempre in successione, il governo "Berlusconi bis", il cui leit-motiv è proprio l'ulteriore accentuazione delle dinamiche e delle componenti estremistiche e populiste. Ciò che è stato definito "asse del Nord" ne esce rafforzato con la riconferma di tutti i ministeri della Lega Nord; e, in più, con la nomina alla carica di vice ministro dell'on. Giulio Tremonti, ovvero di quello che più di tutti è rappresentativo del rapporto privilegiato con la Lega Nord (al punto di essere stato definito "segretario in pectore" della Lega Nord), e che costituisce l'anello di congiunzione tra gli interessi del gruppo politico dell'attuale presidente del Consiglio (il partito-movimento denominato "Forza Italia") e quelli fatti propri dal movimento "Lega Nord".

Dalla sequenza di tali fatti potrebbero trarsi alcune linee di tendenza:

a) nella premessa che l'attuale governo si regge sulla miscela, sostanzialmente perversa, che trova il suo denominatore comune nel conflitto di interessi, che trova alimento e sostegno nel populismo estremista, l'apertura di una crisi formale di governo, con elezioni anticipate, non era ipotesi prevedibile; e ciò, non è da escludersi, sino a quando, almeno, Mediaset non avrà trovato una sua compiuta collocazione sul mercato; qualche mese ancora, dunque. A questo si accompagnerà il tentativo di recuperare i consensi perduti; ma il recupero dei consensi perduti è sostanzialmente subordinato al realizzarsi della azione di governo dell'attuale "Berlusconi-ter" in conflitto di interessi, così come lo era stata anche tutta la azione del "Berlusconi-bis", nel suo complesso; in realtà, e tutti ne sono consapevoli, è difficile che un recupero significativo di consensi possa accadere, a meno di fatti imprevedibili e nuovi, che determinino uno scenario diverso;

b) in questa prospettiva, una "terapia d'urto" costituzionale, che si sostanzi nella approvazione della riforma della giustizia e sostanziale disarticolazione dell?ordinamento giudiziario, e nella de-costruzione della Carta costituzionale, potrebbe apparire, dal punto di vista di soggetti spregiudicati ed estremisti, l'unica prospettiva possibile per rimettere in discussione, introducendo variabili e disequilibri di sistema, un risultato elettorale altrimenti dall'esito scontato;

c) sempre in tale chiave di lettura, potrebbero trovare spiegazione: sia il sostanziale disimpegno dell'ala neo centrista (UDC) che verrebbe chiamata, nella prossima strategia elettorale, a recuperare i consensi delle aree del Sud proprio grazie alla sua non identificazione con l'"asse del Nord"; sia, in termini speculari, la nomina dell'on. Tremonti a vice primo ministro, quale diretta espressione, si è detto, dell'asse privilegiato con le componenti estremiste del movimento denominato "Lega Nord", e a riscontro di quanto si consideri strategicamente essenziale portare a termine i citati progetti di destrutturazione costituzionali;

d) date tali premesse, era una illusione pensare, come ha fatto l'Unione, si potesse procedere ad elezioni anticipate; così come è stato un grave errore consentire a  micro-gruppi scarsamente rappresentativi, collocati nell'area di coalizione, di presentarsi autonomamente alle consultazioni di governo con il Presidente della Repubblica, in tal modo alimentando la percezione di disunità e frammentazione; come sarebbe un grave errore, in generale, il facile ottimismo, che l'attuale situazione di sostanziale pericolo per le Istituzioni della Repubblica non può affatto consentire.

Due obiettivi, per l'Unione, paiono essenziali: intanto, accelerare i tempi di costruzione di una rete integrata, tra i partiti e tutti gli altri soggetti sociali e civili, che possa nel miglior modo contrastare tali progetti di regressione costituzionale, soprattutto aiutando a diffondere consapevolezza nel Paese; strutturare, al contempo, l'area di centro, verso la quale è da prevedersi affluiranno consensi provenienti da destra, in un percorso inclusivo di tali consensi, che porti alla più ampia condivisione dei progetti di riforma dello Stato che sarà indispensabile attuare non appena al governo, e, tra le prime, serie ed efficaci leggi per stroncare i conflitti di interesse.

 
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