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Francesco Paola
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martedì 24 maggio 2005

Conversazione con Francesco Paola

di Stefano Corradino

www.articolo21.info 

Mentre il Paese ha perso buona parte della sua credibilit? internazionale, l'Economist indica l'Italia come il "malato d'Europa", e la assimila al tardo impero ottomano, l'assemblea della "Margherita" decide di presentarsi da sola al proporzionale, con una scelta che appare in controtendenza rispetto alle forme organizzative della "Unione" e che mette in difficoltà la leadership di Romano Prodi. Quella che segue è una conversazione con Francesco Paola, avvocato cassazionista, 41 anni, Presidente di "Democratici Solidali Liberali - DSL". (continua)

Intanto una considerazione. Il sito dei "Democratici Solidali Liberali - DSL", www.democraticiliberali.it  viaggia già verso i 35.000 accessi. Per un sito di analisi politica, un "think tank" indipendente che tratta temi a volte difficili, e al momento neppure troppo pubblicizzato, mi sembra un fatto di rilievo...

In effetti è un buon segno. Testimonia la volontà di tornare alla analisi politica, dopo anni di politica spettacolo, in entrambi gli schieramenti. E vi è la consapevolezza che la coesione può nascere solo dalla qualità dei progetti politici, da progetti avanzati in un momento di pericolo per democrazia ed economia insieme.

I fondatori sono espressione di un Paese civile ed avanzato che non vuole morire di mala politica: siamo liberi professionisti, imprenditori della comunicazione, esponenti del cinema, della informazione, della ricerca costretta ad emigrare all'estero.

E c'è anche l'aspirazione ad un pensiero politico nuovo, a dare un po' di anticorpi a questa nostra democrazia malata...

E andiamo all'argomento della nostra conversazione. Mentre l'Economist dedica il suo ultimo numero alla drammatica situazione economica italiana, e l'Italia viene assimilata al tardo Impero ottomano e definita il "nuovo paziente" d'Europa, la "Margherita" ha deciso di presentarsi da sola al proporzionale. Secondo l'on. Rutelli ciò avrà una incidenza del tutto marginale. Quali sono le vostre considerazioni in proposito?

Se era così marginale perchè è stata deliberata?  No, è un momento assai delicato, e bisogna stare molto attenti. Noi non condividiamo la scelta della "Margherita", quali che ne siano stati i motivi.

Ciò che va valutato sono gli effetti obiettivi, le reazioni che possono essere innescate da alcune scelte, al di là delle intenzioni: su questo vorrei richiamare la riflessione dell'on. Rutelli.

E la decisione della "Margherita", per come viene percepita, e sul piano degli effetti obiettivi, rischia di alimentare le frammentazioni, di rallentare i processi organizzativi di un soggetto che comunque, per legge elettorale, dovrà presentarsi nei collegi come un soggetto unitario. Potrebbe riceverne rallentamento, pregiudizio, anche il processo di coesione, di coagulo politico tra componenti diverse, e sarebbe assai rischioso. 

Si pone in controtendenza, anche, con quella che dovrebbe essere una riflessione comune a tutti: il momento storico particolare, per molti versi di passaggio epocale, che viviamo; e la consapevolezza, che tutti dobbiamo avere, della interdipendenza, del collegamento stretto che esiste tra tutte le questioni e le libertà fondamentali: parlare di conflitto di interessi significa parlare di informazione libera, di corretta concorrenza, di tutela del risparmio, di ricerca e di istruzione pubblica, di lavoro.

E gi? questo salto di qualità nella riflessione politica, la percezione del collegamento strutturale che esiste tra questioni fondamentali oggi poste a rischio, dovrebbe determinare la necessit? di progettare un soggetto unitario, che assuma questa constatazione come elemento genetico della propria coesione.

Parlavi di momento particolare, di passaggio, a che ti riferisci?

La credibilità del progetto politico del centro sinistra (si chiami "Ulivo" o "Unione") è proporzionale alla sua coesione interna, da tradurre in progetti tesi a dare un rilancio del Paese.

Non dimentichiamo che è in corso di approvazione un progetto di riforma  costituzionale che rafforza frammentazioni e localismi; e che questa è la fase in cui la destra trova nuove modalità organizzative proprio nella costituzione di forze a componente localista ed autonomista, come avvenuto a Catania, o nel Nord Italia.

E la logica che ispira la tendenza alla frammentazione e al localismo nasce anche nella percezione che proprio la costruzione di una "rete" solidale e condivisa, fondata sui valori della Costituzione, sia invece la maggior forza della coalizione di centro sinistra, e si pone come antidoto uguale e contrario rispetto ad essa.

In una fase di questo tipo, è veramente necessario essere particolarmente consapevoli ed attenti, ripeto, a non alimentare, per obiettivi di corto respiro, processi di disgregazione; e le prossime  saranno le elezioni pi? importanti del dopoguerra. 

Pare sia stata una scelta determinata dalla percezione che in questo modo possano intercettarsi meglio i voti persi da Berlusconi...

E' un calcolo che potrebbe essere di corto respiro. E rivelarsi non corretto. Non so quanti consensi possano intercettare. Se vuoi una mia opinione personale, non credo saranno tanti.

Favorevole alla Margherita è il risultato di Catania, di Venezia, ma vi sono anche situazioni che dovrebbero far riflettere, ad esempio la stessa sconfitta del sindaco della Margherita in una città-simbolo come Bolzano, o in una città culturalmente da sempre all'avanguardia come Rovereto.

A me pare più che altro il tentativo di costituzione di un soggetto neo-centrista, di cui questa operazione potrebbe costituire il prodromo; da realizzare con una legge elettorale diversa, naturalmente.

Tutto questo si colloca in uno scenario politico in veloce evoluzione: già adesso esistono componenti, tanto nella coalizione di destra quanto in quella di sinistra che paiono in una fase politica terminale e la cui rappresentatività, in termini di consenso e forse più ancora in termini progettuali è ormai soltanto simbolica e virtuale: penso al gruppo di "Alleanza sociale" a destra e, purtroppo, al gruppo di "Italia dei Valori", nel centro sinistra; voglio aggiungere che vi è la necessità di preservare la risorsa democratica e la passione civile della larga parte dei militanti di "Italia dei Valori", che rischia di disperdersi per come questo gruppo è stato gestito.  

Eppure anche a sinistra le opinioni non sono concordi. L'on. Caldarola, ad esempio, dei DS, vede la scelta della "Margherita" come la occasione di un rilancio dei "Democratici di sinistra", verso un modello che potrebbe essere dato dai Partiti socialisti francese o spagnolo. E c'è chi ha parlato, a questo punto, di una "Lista Prodi".

Credo che entrambe le prospettive possano arrecare pregiudizio alla coalizione e tradursi in un insuccesso elettorale.

Nella attuale situazione italiana, inoltre, un partito come i Democratici di Sinistra rischierebbe di acquistare probabilmente anche esso una connotazione sostanzialmente regionalista, concentrato nelle Regioni del centro, intendo dire, e con rappresentanze marginali in zone importanti o simboliche del Paese.

Lo ripeto, non siamo in una situazione normale, di normale dialettica democratica: vi è un tentativo di disgregazione costituzionale in atto, l'attività legislativa e di governo è condizionata e anzi subordinata costantemente al conflitto di interessi, e le garanzie democratiche sono messe sempre più a rischio; nessun ragionamento politico si può fare in astratto, quasi si tracciassero geometrie su un foglio bianco, senza tenere conto di quanto sta accadendo.

E l'ipotesi di "Lista Prodi"?

Non credo potrebbe riguadagnare la perdita di credibilitù che la coalizione subirebbe per effetto di scelte di taglio "autonomista" di alcune delle sue componenti; v'è bisogno di progetti e di programmi avanzati, come non mai, e le basi per una politica nuova e diversa passano anche per la spersonalizzazione della politica.

Cosa dovrebbe prevalere?

La necessità di coesione interna non è un feticcio elettorale, una apparenza. Vi è veramente bisogno di forme nuove di politica che rilancino un Paese che attraversa una crisi di credibilità democratica ed una crisi economica come mai prima.

Quello su cui va riflettuto, come bene evidenziava  Shmuel Eisenstadt, è che qualsiasi modello politico debba ormai essere visto non solo in funzione della "arena interna" ma anche in relazione alla credibilità complessiva che può avere, in questo caso per aiutare il Paese, il "malato d'Europa" a competere in scenari ormai globalizzati, assai più ampi rispetto a quelli cui la classe politica italiana è stata per troppo tempo abituata.

E questo vale naturalmente per qualsiasi "modo d'essere" dei soggetti politici. Quello, ad esempio, che viene definito il "caso-Italia", il conflitto di interessi che condiziona, in modo congenito, l'azione di governo e parlamentare non è più -anzi non è mai stata- una "questione italiana", ma pone in pericolo equilibri europei e transnazionali, i mercati, le libertà civili, l'informazione.

Una classe politica nuova dovrebbe sempre porsi nell'ottica di considerare scenari ampi, in relazione ai quali effettuare le proprie scelte. Qualsiasi cosa si fa non ha e non può avere ormai una dimensione "regionalistica", a pena di danni e di pericoli assai gravi.

Per tornare brevemente alla scelta della "Margherita" a me pare non tenga conto di tali variabili nuove: la politica attuale è assai diversa dalla politica degli anni '80 (di cui sono stati protagonisti alcuni dei suoi esponenti, penso agli onn. De Mita e Mancino); e non tiene, ripeto, nella dovuta considerazione la situazione interna, la grave crisi democratica, l'emergenza che deriva dal pericolo di infeudamento di questo Paese, il pericolo del localismo.

Quali sono i punti essenziali di un progetto comune intorno a cui aggregarsi?

Nella situazione attuale, una forza politica riformatrice, anche se variamente articolata, dovrebbe essere d'accordo su alcuni punti fermi: si è o no tutti d'accordo sulla necessità di serie leggi per dare soluzione finalmente ai conflitti di interesse, ai familismi ad ogni livello che uccidono il Paese e le sue risorse migliori, su leggi che colpiscano i monopoli e consentano alle piccole e medie imprese italiane di competere, ai giovani di potersi progettare un futuro senza passare una vita in situazioni di precariato strutturale?

E su questo si può costituire una coalizione omogenea, che abbia consapevolezza prima di tutto della situazione grave in cui versa il Paese?

A ben riflettere, l'alternativa politica e culturale fondamentale è, oggi, tra un mercato fondato su regole nuove, che dia la libertà a tutti di competere, fondato su un senso nuovo e aggiornato, rafforzato, di concetti come "pluralismo" o "separazione dei poteri", con uno Stato che faccia da regolatore e da arbitro e con l'esigenza anzi che si affermino regole  transnazionali che garantiscano e rendano effettive almeno questioni essenziali come i diritti umani e la corretta concorrenza; e chi spinge invece verso processi di concentrazione del mercato e della economia sempre maggiori, con uno Stato sempre meno presente: verso i monopoli che divengono politica ed uccidono politica ed economia.

I "Democratici Solidali Liberali" si stanno progettando come un nuovo partito o soggetto politico?

Non c'è proprio bisogno di un nuovo partito, e soggetto politico lo siamo a tutti gli effetti.

Insomma, la nostra speranza principale è che al di là di ogni alchimia politica si sia sempre più consapevoli della necessità fondativa di progetti e di programmi tesi a difendere e rafforzare i principi e le libertà della Costituzione; e consapevoli, anche, dell'elemento di coagulo, di antidoto alle frammentazioni, che i programmi, le analisi, i progetti che assumano a proprio fondamento una visione di insieme, globale, possono dare.

Per questo sosteniamo il Presidente Prodi, e noi ripeteremo fino alla noia questi che ci sembrano concetti essenziali.

 
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