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Articolo 21 - Notizie
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Francesco Paola
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Dinamiche spiegabili, tracce per il futuro PDF Stampa E-mail
martedì 14 giugno 2005

Alcune brevi considerazioni sulle dinamiche, tutte spiegabili, che hanno portato al mancato raggiungimento del quorum sul referendum; su un referendum pure tanto delicato e importante che involgeva questioni di etica ma anche di solidarietà, di rispetto per chi ha problemi seri e gravi come quelli della infertilità, di attenzione alla scienza e alla necessità che essa sia regolata su basi avanzate e non, semplicemente, negata. (segue...)

Una prima scontata risposta deriva dalla insufficienza dell'istituto referendario, come è congegnato: chi si oppose ad un accorpamento della consultazione con le elezioni regionali sapeva in anticipo che il referendum sarebbe assai probabilmente destinato al fallimento.

Da dieci anni infatti il quorum è stato lontano dall'essere raggiunto e questo a prescindere dall'intervento o meno di forze che spingevano per l'astensione.

Ciò denota un indifferenza ed una sostanziale disaffezione di fondo per i meccanismi di partecipazione democratica. E' riprova, anche, di un Paese frammentato e spaccato, sostanzialmente decadente.

La riforma dell'istituto referendario, al quale, in una democrazia fondata sulla separazione dei poteri, occorre assicurare effettività, si pone quindi come una priorità. L'accorpamento con altre consultazioni è al tempo stesso del tutto necessario.

La seconda analisi riguarda le dinamiche di fondo che hanno condotto questa nostra democrazia a raggiungere uno stato di pericoloso e strutturale declino.

Queste dinamiche risultano avere precise matrici culturali.

Non solo in questi anni vi è stata la assenza di normazioni tese a contrastare le posizioni di dominanza o di monopolio ad ogni livello nel Paese (tanto più quando queste posizioni di dominanza sono idonee a determinare una alterazione dei meccanismi di formazione del consenso e delle basi stesse della democrazia), ma vi è stata una lunga sequela di interventi normativi volti a rafforzare queste posizioni di dominanza, quali che siano.

E' una analisi che prescinde da quanto accaduto con il referendum sulla fecondazione, e che trova comunque una chiara esemplificazione in quanto accaduto al referendum.

Si  sono battuti per la astensione, mobilitando delle strutture capillari, spesso facendo leva sulla ignoranza e sulla disaffezione della gente, e su un tasso di astensione assai elevato, superiore al 40%, gruppi di pressione potenti, in posizione di dominanza nel Paese.

La scelta della gerarchia cattolica in particolare è, già di per sè, eticamente condannabile per tutte tali ragioni.

Oltre a questo v'è da constatare la esistenza di fondi praticamente illimitati assicurati ad un soggetto divenuto politicamente attivo come è appunto la confessione cattolica, assicurati da leggi, come l'otto per mille, di fatto sfuggenti ad ogni regola o controllo.

Nel caso di specie il comitato per il sì al referendum non aveva a disposizione neppure un centesimo delle risorse che la confessione cattolica ha impiegato in termini di struttura, di condizionamento capillare, di controllo sul non voto.

E costituisce dato essenziale della democrazia la pari possibilità di incidere sulla opinione pubblica.

Vi è dunque un dato che va evidenziato fino in fondo: la stretta similitudine tra tutte le normazioni che rafforzino soggetti in posizione di dominanza o di quasi monopolio nel Paese; senza che possa intravedersi differenza strutturale tra le leggi che hanno rafforzato i poteri del quasi monopolio nei settori mediatici e le leggi che hanno istituzionalmente rafforzato altre posizioni di dominanza, idonee ad incidere sui meccanismi di formazione del consenso, come appunto nel caso della confessione cattolica; alla quale non v'è dubbio siano assicurati netti privilegi sul piano patrimoniale e sostanziale; e che questo determini, in una democrazia avanzata, perciò stesso pericolosi squilibri.

Sotto altri profili, la alleanza strutturale tra i soggetti in posizione di monopolio mediatico, o di estrema destra, attualmente al governo e la gerarchia cattolica, per come si è realizzata in occasione del referendum, desta profonda inquietudine per le sorti stesse della democrazia.

Così come desta inquietudine che la gerarchia cattolica non abbia in questi lunghi anni assunto posizioni di rilievo in merito a scelte moralmente assai deprecabili, e di pericolosità estrema, come nel caso delle "leggi di favore" in conflitto di interessi che hanno costituito la essenza della azione di governo in questi anni, e del disastro economico che ha determinato.

E' evidente al contempo che tutte le normazioni che rafforzino posizioni di monopolio, o di dominanza, complessivamente intese, rappresentano negazione dell'essenza del pluralismo costituzionale, base e fondamento della democrazia. 

Il concetto di "pluralismo costituzionale" in definitiva involge e supera le stesse tradizionali distinzioni sulla separazione tra stato laico e stato confessionale.

Il percolo alla democrazia può infatti parimenti provenire da monopoli mediatici che condizionano l'opinione pubblica e da confessioni religiose di stampo fondamentalista od intollerante,  del tutto idonee a determinare una regressione della vita democratica complessivamente intesa.

Oltre a ciò, assicurare mezzi e risorse illimitate a pratiche o soggetti di estrazione fondamentalista od intollerante appare estremamente pericoloso.

E "fondamentalista" è un aggettivo che descrive in eguale misura, con una dimensione di disvalore, e senza distinzioni, ogni fenomeno che introduca pericoli squilibri nella convivenza civile, e che si ponga all'opposto di "tolleranza" e di "pluralismo".

Solo sulla base di questi concetti, che involgono un contrasto netto alle posizioni di monopolio e di dominanza, si può difendere il "pluralismo" fondativo della democrazia, ricostruire il tessuto connettivo del Paese, combattere le frammentazioni e i disagi sempre maggiori.

 

 
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