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Francesco Paola
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La bella laguna. Perchè queste primarie rischiano di rallentare il ricambio e l'innovazione politica PDF Stampa E-mail
venerdì 24 giugno 2005

La coalizione di centro sinistra ha deciso di indire per l'8 e il 9 ottobre prossimi, "primarie" finalizzate a scegliere il leader della coalizione. Quasi in contemporanea, vi era stata la conferma dell'accordo di designare come leader della coalizione Romano Prodi, con ampi poteri, alla unanimità tra i partiti che la compongono. (segue...)

 


Sotto questi profili, le "primarie" appaiono finalizzate ad una sorta di verifica o di conferma della leadership prescelta dai partiti.  Ma allora buon gusto politico, e rispetto delle regole, vorrebbe che alle "primarie" non si presentino leader di partiti che avevano formalizzato il proprio sostegno a Prodi.

Candidature diverse da quella di Prodi verrebbero inevitabilmente percepite in contrapposizione a quella dello stesso Prodi.

Tali candidature diverse, effettuate da leader minori della coalizione, alcune delle quali sostanzialmente prive di struttura identitaria, in crisi di credibilità e di progetto politico, appaiono tentativi personalistici di acquisire visibilità politica, sostanzialmente di corto respiro, e si pongono perciò stesso in contraddizione con ogni progetto di coesione unitaria. 

Sotto questi profili i meccanismi delle primarie, come congegnate, potrebbero rallentare i processi di ricambio e di innovazione politica, sembrano circuiti stagnanti, fini a se stessi, privi di dinamismo politico, tesi al congelamento dell'esistente.

Taluni dei piccoli partiti che compongono la coalizione - fatta eccezione per il gruppo di "Rifondazione comunista" - appaiono infatti entità ormai soltanto virtuali, soggetti politici forse tenuti sostanzialmente in vita dai meccanismi del finanziamento pubblico dei partiti, con molti dubbi anche quanto ai requisiti di trasparenza interna e di democraticità.

Il vero nodo riguarda quindi, adesso come sempre, i criteri di "accesso alla politica"; di selezione seria della classe politica; che non è ormai più soltanto una opzione etica ma una necessità, per assicurare al Paese, ad un Paese in netto e pericoloso declino, di ricominciare a competere a livello internazionale.

E' difatti evidente che esistono nella politica italiana forti "barriere di ingresso" che impediscono di accedere a chi non ha mezzi per farlo; e le regole attuali di finanziamento cristallizzano le posizioni esistenti ed impediscono il ricambio.

Eliminare in parte almeno queste "barriere di ingresso" alla politica deve essere l'obiettivo primario; significa assicurare partecipazione democratica e innescare meccanismi di ricambio politico in un Paese e in una classe politica sostanzialmente bloccati, che si muovono in larga misura per auto-cooptazione, stagnanti.

"Primarie" quale forma di selezione democratica aperte a tutti e che assicurino la possibilità di potere competere; e di pari passo, forme di selezione della politica diverse da quelle attuali.

Una proposta: una aliquota di candidature, per le prossime politiche, che siano selezionate, sulla base di requisiti obiettivi, da una commissione indipendente, tra le quali effettuare delle primarie; oltre a quelle di diretta designazione dei Partiti; e questo sempre nell'ottica di aiutare a superare le "barriere di ingresso" alla politica; fino a quando non saranno riscritte le regole di partecipazione democratica e di funzionamento interno dei soggetti politici, oggi obiettivamente assai deficitari.

E' quanto di più v'è bisogno per un Paese in crisi profonda, la cui costituzione e le cui libertà sono ogni giorno di più poste a rischio: avrebbero l'obiettivo di accelerare il ricambio della classe politica e di contribuire a sostenere il Paese nei processi di competizione globale.

 

 
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