Torna alla HOME PAGE
Scrivici
[ Telegrammi ]

"Preambolo" di "Democratici Solidali Liberali" in italiano 
"Preface" of "Democratici Solidali Liberali" in english

 
Menu
Home
Cerca
Tutte le News
FORUM
DSL nel tuo Comune
Sedi territoriali
Dichiarazioni del Presidente
Sostieni i DSL
Contattaci
Articolo 21 - Notizie
Articolo 21 intervista
Francesco Paola
Accessi al sito da dicembre 04

 
 
 
Geometrie a forma variabile (e una nota di Josè Saramago) PDF Stampa E-mail
giovedì 25 agosto 2005

Più ancora degli scandali ripetuti colpisce la trasversalità delle situazioni, le forme di oggettiva collusione, la sostanziale irriformabilità di un sistema ingessato dai conflitti di interesse, la dannosa inadeguatezza di consistente parte della attuale classe politica. In una logica complessiva, di sistema, l'amorfismo della politica determina un rafforzamento strutturale delle posizioni di dominanza o di monopolio, pervasivo e in ogni settore, quale che sia. (continua)

Nel frattempo, la perdita di credibilità e di fiducia del Paese, della sua economia e delle sue istituzioni, ha ormai da tempo superato il livello di guardia. Essa si manifesta non tanto negli scandali, ormai ripetuti e gravi, di tanto in tanto occasionalmente scoperti da organismi di controllo depotenziati e deboli, ma nella incapacità di una reazione della attuale classe politica, che si traduce nella inesistenza di regole credibili e serie.

Ma se l'ordinario agire delle funzioni parlamentari e di governo, e della politica in genere, è quello delle leggi emanate in conflitto di interessi (che consiste nell'asservimento a interessi particolari di tali funzioni costituzionali primarie) allora è impossibile pensare che quegli stessi soggetti che agiscono in conflitto di interessi  possano poi trovare regole equilibrate che restituiscano credibilità e legalità al Paese, ai mercati, alle famiglie.

E dunque più dei casi Parmalat, Cirio, Fineco, e adesso dei casi Fazio/Fiorani/Antonveneta e altri, lo "scandalo"  nella accezione propria del termine è  la sostanziale irriformabilità della attuale classe politica e in primo luogo naturalmente di quella di governo.

E' "scandalo" che non si siano potenziate le regole a tutela del risparmio e della buona fede pubblica, -atto dovuto verso il Paese-, ma lo è ancora di più che, proprio a causa del fatto che tali scandali siano esplosi, si tenti in tutti i modi di depotenziare ulteriormente le poche regole esistenti: abbassamento dei tetti prescrizionali; riformulazione di reati sensibili come il falso in bilancio o la bancarotta; riforma della giustizia, mediante regole e principi manifestamente incostituzionali; l'annunciato divieto delle intercettazioni, tra l'altro, in tutte le fattispecie di reato dei "white collars"; la "devoluzione" costituzionale in cantiere, approvata per tre quarti.

Dovrebbero, in conclusione, essere citati per danni, anche nelle sedi internazionali, tanto gli esponenti politici che con il loro decisivo concorso decisionale hanno contribuito alla approvazione di leggi tese a costituire o rafforzare le posizioni di dominanza, tanto le stesse entità (soggetti o imprese) dirette beneficiarie di tali condotte illecite; e ciò,  per l'effetto gravemente distorsivo dei mercati che la dimensione transnazionale dei conflitti di interesse reca, inevitabilmente in sè; per l'effetto criminogeno, su scala internazionale, derivante dalla approvazione (rectius: predisposizione) di normative tese a legittimare pratiche truffaldine o illecite; per tutti danni arrecati alla economia e alla fiducia nazionale per le leggi costantemente approvate in conflitto di  interessi con il contributo decisionale decisivo degli stessi soggetti che se ne avvantaggeranno in misura (assai) rilevante.

Altrettanto necessaria una riflessione sulle dinamiche attuali.

Alcuni fatti forse secondari, di questi ultimi giorni, hanno impressionato, e su questo dovrebbe appuntarsi la attenzione maggiore, una risposta ad interrogativi necessari:

a) questo Paese e questa classe politica, nel loro complesso, sono riformabili? i privilegi che hanno i monopoli, e i soggetti le cui condotte sono sovente illecite non hanno ormai pari nella arena occidentale e delle democrazie liberali; a ciò corrisponde la necessità di riforme nette e serie, tese a colpire la formazione indebita di posizioni di monopolio o dominanti, a restituire fiducia ai mercati; ma esse saranno possibili?

b) sarebbe un errore assimilare la scalata UNIPOL a BNL a quella, sempre più torbida, della ANTONVENETA; resta il fatto che tanto nell'affare UNIPOL tanto in quello ANTONVENETA, appaiono le medesime forme, i medesimi soggetti; in tutto, in parte?

c) colpisce assai che consulente di UNIPOL, organicamente collegato ad ambienti di centro sinistra, risulti essere l'esponente di destra Giulio Tremonti, peraltro protagonista di  controversi provvedimenti normativi in manifesto conflitto di interessi come in occasione di quelli che assicurarono a Mediaset sgravi fiscali per centinaia di miliardi. E' legittimo, più in generale, che dei parlamentari, -tanto più, ovviamente se appartenenti a forze politiche di governo-, chiamati all'esercizio della funzione legislativa, siano consulenti o stipendiati di rilevanti apparati economici o di potere? nessuno solleva tali questioni, neanche oggi; perchè?

d) l'amorfismo determinato dal conflitto di interessi ? causa, a propria volta, di una mutazione, nel profondo, dello stesso panorama politico, che consiste nella progressiva erosione e perdita di autonomia e separazione tra i partiti e i vari gruppi che compongono la arena politica; il                     fenomeno trova una delle sue maggiori esemplificazioni soprattutto a destra, ove, in via di fatto, alcuni delle componenti appaiono mere articolazioni organizzative di altri gruppi come accade nel caso del rapporto ibrido che appare tra il movimento di estrema destra denominato "Lega Nord" e "Forza Italia", a propria volta mera emanazione dell'impresa mediatica, in posizioni di monopolio, dell'attuale Presidente del Consiglio;

e) le affermazioni recenti, sconcertanti e gravi, del Presidente del Senato, che appaiono riprendere vecchi messaggi di propaganda di stampo fascista, e cristiano fondamentalista (ad esempio gli anatemi lanciati contro le società "meticce"), sono anche esse del tutto complementari a tale assetto complessivo di interessi; istigazioni alla edificazione di una cultura di stampo razziale, perciò stesso intollerante e violenta sono peraltro obiettivamente tese ad alimentare conflitti, in un momento di  assoluta delicatezza, nazionale e internazionale.

Tutti i profili esposti, se da un lato rendono impossibile l'avvio di qualsiasi trattativa con gruppi a vocazione, evidentemente, antidemocratica, e disposti a tutto, dall'altro hanno il pregio di rendere individuabili e ben visibili le questioni principali da affrontare per la difesa e il rilancio della democrazia.

Esse consistono, in definitiva, nella approvazione di leggi efficaci e serie che smantellino almeno in parte il reticolo di conflitti di interessi che sta affondando il Paese; il consequenziale rafforzamento (ed accorpamento) di autorit? di controllo indipendenti (con una  riscoperta ed un rafforzamento del principio di separazione dei poteri); il contrasto, serio ed  efficace, alle pratiche di fondamentalismo religioso, qualsiasi natura esse assumano; l'incompatibilità con la assunzione di cariche istituzionali per i soggetti che si immedesimo con tali principi, di natura certamente antidemocratica e nettamente in antitesi con i principi costituzionali, e tra essi, ovviamente, di chi si faccia propagatore del fondamentalismo religioso.


Uccidere in nome di Dio
di Josè Saramago

Copyright El Pais
Traduzione di Andrea Grechi


Sono assolutamente certo che questo mio articolo opererà il  prodigio di mettere d'accordo, almeno per una volta, i due fratelli  nemici irriducibili che rispondono al nome di Islam e Cristianesimo,    in particolar modo per la dimensione di universalità a cui il primo   aspira e nella quale il secondo, illusoriamente, continua a  immaginarsi.
Nella più benevola delle reazioni possibili, i  benpensanti si lamenteranno che si tratta di una provocazione  inammissibile, di un'offesa imperdonabile al sentimento religioso  dei credenti di ambo le fedi; nella reazione peggiore (volendo  supporre che non ve ne siano di più negative), mi accuseranno di  mpietà.           
 Non solo. Anche di sacrilegio, blasfemia, profanazione, irriverenza  e chissà quali altri delitti di identico calibro saranno capaci di   inventarsi, e perciò stesso, forse, meritevole di una punizione che  possa servirmi come castigo per il resto della mia vita.
Se io  appartenessi alla comunità dei fedeli, il cattolicesimo vaticano dovrebbe abbandonare per un momento le solenni rappresentazioni   stile Cecil B. de Mille nelle quali oggi si compiace, per assumersi   lo sgradito compito di scomunicarmi, quantunque, adempiuta tale incombenza burocratica, non gliene resterebbe nulla in mano. Al  cattolicesimo scarseggiano ormai le forze per imprese più temerarie,   sempre che i fiumi di lacrime versati per le sue vittime abbiano,   speriamo per sempre, fatto marcire le cataste di legna della Santa Inquisizione.             
Quanto all'islamismo, nella sua moderna versione fondamentalista e violenta (violenta e fondamentalista come fu il cristianesimo ai  tempi del suo apogeo imperiale), il suo mandato per eccellenza, ogni giorno insensatamente proclamato, è "morte agli infedeli": in altri termini, mi si passi la traduzione, se non credi ad Allah non sei   altro che un immondo scarafaggio che, per quanto anch'esso creatura  nata dal Fiat divino, qualsiasi musulmano incline a metodi       sbrigativi avrà il sacrosanto diritto e dovere di schiacciare sotto le suole delle babbucce con le quali farà il suo ingresso in quel  paradiso di Maometto dove verrà accolto dal voluttuoso seno delle vergini. Mi sia consentito, pertanto, riaffermare che Dio, essendo sempre stato un problema, è ora il problema.            
Come qualunque persona alla quale non sia indifferente la situazione del mondo in cui vive, mi capita di leggere a proposito delle cause  di natura politica, economica, sociale, psicologica, strategica e  finanche morale dalle quali si presume traggano linfa i bellicosi   movimenti islamisti che stanno seminando disorientamento, angoscia e   terror panico nel cosiddetto mondo occidentale (sebbene non solo in  questo). 
E' bastato un certo numero di ordigni di potenza   relativamente limitata (ricordiamoci che sono quasi sempre stati   trasportati sul luogo degli attentati per mezzo di semplici  zainetti) per scuotere e produrre crepe nelle fondamenta della  nostra civiltà così illuminata e per far vacillare le precarie  strutture di sicurezza collettiva innalzate e mantenute con tanta fatica e dispendio di energie. I nostri piedi, che credevamo   appoggiati sul pi? resistente degli acciai, si sono rivelati   d'argilla.  E' uno scontro di civiltà, dicono. Sarà, ma a me così non sembra. Gli  oltre sette miliardi di abitanti di questo pianeta, senza eccezione    alcuna, vivono in quella che più correttamente andrebbe definita  civiltà del petrolio, e questo a tal punto che non possono  considerarsene al di fuori neppure coloro che sono privi del  prezioso oro nero.
Questa civiltà del petrolio crea e soddisfa (in maniera diseguale, come sappiamo) molteplici necessità cheriuniscono attorno al medesimo pozzo arabi e non arabi, cristiani e musulmani, senza trascurare coloro che, non essendo nè l'una nè  l'altra cosa, hanno, ovunque si trovino, un'automobile da guidare, una scavatrice da mettere in marcia, un accendino da accendere.        Questo, evidentemente, non significa che all'interno di questa  comune civiltà del petrolio non siano riconoscibili gli elementi   distintivi (più che semplici elementi, in certi casi) di civiltà e culture antiche che oggi si trovano investite da un processo  tecnologico di occidentalizzazione a tappe forzate, che solo con gran difficoltà è riuscito a penetrare nella sfera più intima delle  abitudini personali e collettive. Come si usa dire, l'abito non fa  il monaco...            
Un'alleanza tra civiltà, la proposta opportunamente avanzata dal capo del governo spagnolo e che di recente è stata ripresa dal  segretario generale delle Nazioni unite, potrà rappresentare, nel  caso si concretizzi, un passo importante in quel cammino verso  l'attenuazione delle tensioni internazionali dal quale sembriamo sempre più lontani, per quanto sarebbe insufficiente sotto ogni  punto di vista se non includesse, come elemento fondamentale, un  dialogo tra le religioni, giacchè in tal caso rimarrebbe esclusa  qualsiasi remota possibilità di un'alleanza...
Non sussistendo   motivi per temere che cinesi, giapponesi e indiani, ad esempio,   stiano preparando piani di conquista del mondo attraverso la  diffusione delle loro diverse fedi (confucianesimo, buddismo,  taoismo, scintoismo, induismo) per via pacifica o violenta, va da sè che quando si parla di alleanza tra civiltà ci si riferisce in particolare a cristiani e musulmani, questi fratelli nemici che nel  lungo corso della storia sono andati alternandosi, ora l'uno ora   l'altro, nei tragici e, per quanto si è visto, immutabili ruoli di   carnefice e vittima. Pertanto, lo si voglia o no, Dio va visto come problema, come  ostacolo sul cammino, come pretesto per l'odio, come fattore di  divisione. Ma nessuno ha il coraggio di affrontare questa plateale evidenza in nessuna delle tante analisi sulla questione, che siano di carattere politico, economico, sociologico, psicologico o  utilitaristicamente strategico. E' come se una sorta di timore  reverenziale o di rassegnazione al "politicamente corretto e  stabilito" impedisse all'analista di turno di capire qualcosa che è   presente nelle maglie della rete e che la trasforma in una trama labirintica da cui non abbiamo modo di uscire, vale a dire Dio. Se  dicessi a un cristiano o a un musulmano che nell'universo ci sono  oltre 400 miliardi di galassie e che ciascuna di esse contiene oltre    400 miliardi di stelle, e che Dio, sia esso Allah o chiunque altro, non può avere fatto tutto questo, meglio ancora, che non aveva  nessun motivo per farlo, mi risponderebbero indignati che a Dio e Allah nulla è impossibile. Eccetto, a quanto si è visto -  aggiungerei io -, portare la pace tra islam e cristianesimo e, di  passaggio, rappacificare la più disgraziata tra le specie animali, nata, a quanto si dice, dalla sua volontà (e a sua somiglianza): la  specie umana, giustappunto.  Non vi è amore nè giustizia, nell'universo fisico. E neppure   crudeltà. Nessun potere sovrintende ai 400 miliardi di galassie e ai   400 miliardi di stelle che esistono in ciascuna galassia. Nessuno fa   nascere il sole ogni giorno e la luna ogni notte, neanche quando non è visibile lassù nel cielo. Messi su questa terra senza sapere nè   grazie a chi nè il perchè, siamo stati costretti a inventare tutto. Abbiamo inventato anche Dio, ma Dio non è uscito dalle nostre teste,   vi è rimasto dentro, come sorgente di vita alcune volte, come   strumento di morte quasi sempre. Possiamo dire " questo è l'aratro   che noi abbiamo inventato", ma non possiamo dire "questo" il Dio  che inventò l'uomo che ha inventato l'aratro?. Non possiamo  sradicare questo Dio dalle nostre teste, neppure gli atei possono  farlo. Ma perlomeno discutiamone. Serve a ben poco affermare che  uccidere in nome di Dio significa fare di Dio un assassino. Agli occhi di coloro che uccidono in suo nome, Dio non è solo il giudice  che assolve, è il Padre onnipotente che prima ammassò nelle loro teste la legna dell'autodafè e ora prepara e colloca la bomba.    Discutiamo di questa invenzione, risolviamo questo problema,    riconosciamo quantomeno che esiste. Prima di diventare tutti pazzi. A meno che - chi può dirlo? - non sia proprio questa la maniera per   non continuare ad ammazzarci gli uni con gli altri.  


 
< Prec.   Pros. >

Democratici Solidali Liberali
Via del Babuino 48, 00187 ROMA
Segr. Tel e Fax 178 226 8571
spacer
(C) 2019 Democratici Solidali e Liberali
Joomla! è un software libero realizzato sotto licenza GNU/GPL.

Torna alla Home Page Chi Siamo Torna alla Home Page Statuto Preambolo allo Statuto Aderisci ai Democratici Solidali Liberali Aree di Progetto Forum di discussione Aree Territoriali