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"Preambolo" di "Democratici Solidali Liberali" in italiano 
"Preface" of "Democratici Solidali Liberali" in english

 
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Articolo 21 intervista
Francesco Paola
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Articolo 21: intervista a Francesco Paola PDF Stampa E-mail
mercoledì 29 dicembre 2004

di Stefano Corradino

" Assistiamo a politiche frammentate, di corto respiro, prive di progetto, di una visione del futuro. "Democratici Solidali Liberali" nasce dalla consapevolezza del pericolo in cui versano attualmente democrazia ed economia, insieme "

... E' quanto di più necessario, oggi, trasferire progetti di qualità alla politica, innescare circuiti virtuosi tesi alla promozione di una società della "conoscenza". Qualità nell'industria, nella informazione, nella istruzione, nella sanità, nella ricerca, nella tutela dell'ambiente. Nella consapevolezza e nella comprensione che questioni apparentemente diverse, tutte le libertà fondamentali, sono collegate, interdipendenti tra loro. Nella comprensione che democrazia ed economia progrediscono od arretrano, di pari passo, insieme. Qualità per competere e per aggregare.

La qualità dei progetti e dei programmi è anche un antidoto alle frammentazioni, alla scarsa propensione a fare sistema che connota i tempi attuali, un elemento di coagulo, funzionale anche alla semplificazione del quadro politico...

Francesco Paola, 41 anni, avvocato cassazionista, si occupa di diritto penale dell'economia, di proprietà intellettuale e di diritto comunitario. Ha patrocinato le difese delle parti civili in numerosi processi di diritto penale commerciale e finanziario; da ultimo, le iniziative dinanzi alla Commissione UE sugli aiuti a Mediaset provenuti dalla legge Tremonti e sulla legge "salva Rete 4". Ha redatto i punti essenziali del programma per le elezioni europee ed è stato l'ideatore, per "Italia dei Valori", della linea sui temi del conflitto di interessi, della concorrenza e della informazione fino al giugno 2004. Candidato alle elezioni europee nell'Italia centrale, ottiene significativi consensi. E' tra i fondatori, nell'ottobre 2004, di "Democratici, Solidali, Liberali - DSL", di cui è Presidente. Con lui una conversazione sulla nascita dei "Democratici Solidali Liberali - DSL", sulle finalità del suo gruppo, sulla situazione attuale, sulle possibili evoluzioni e rimedi.

Gli obiettivi di "Democratici Solidali Liberali".

Articolo21 ha invitato "Democratici Solidali Liberali - DSL", insieme ad altri qualificati ospiti, al nostro convegno sulla comunicazione ad Orvieto, lo scorso mese di ottobre. Il vostro gruppo si era appena costituito, mi pare. Abbiamo colto la novità, l'importanza strategica, vorrei anche dire, di un soggetto che per statuto porta avanti progetti di qualità su temi essenziali. Nella occasione vi ringraziamo per essere intervenuti. Quali sono le finalità che vi prefiggete?

"Democratici Solidali Liberali" si è costituita il 6 ottobre 2004 e nasce certamente dalla consapevolezza del pericolo in cui versano attualmente democrazia ed economia, insieme.

Assistiamo a politiche frammentate, di corto respiro, prive di progetto, di una visione del futuro. Questo si traduce anche nella lesione dei diritti di partecipazione democratica delle persone serie che invece hanno voglia ed idee di fare politica ed hanno il pieno diritto di farla.

Piace a tutti noi, che vi abbiamo dato vita, pensare che "Democratici Solidali Liberali" possa costituire un anticorpo importante per difendere e rafforzare le libertà costituzionali, oggi più che mai a rischio.

La constatazione che è mancata la capacità, anche nei soggetti politici di centro e di sinistra, di "incorporare" domande nuove, di dare soluzioni a temi essenziali è una delle ragioni che hanno condotto alla sua costituzione.

Ad esempio, se i conflitti di interesse fossero stati affrontati efficacemente non avrebbero determinato solo le condizioni per una stabilità democratica, ma anche una redistribuzione delle risorse.

Se vi fosse stato un soggetto politico che avesse fatto della lotta ai monopoli e alle concentrazioni, della soluzione dei conflitti di interesse, della costruzione di una società aperta il suo tratto strategico essenziale, vi sarebbe stato il fenomeno dell'attuale Presidente del consiglio? l'attuale crisi, che tutti scontiamo, di democrazia e di economia insieme? il "caso Italia" di cui tutti parlano in Europa e nel Mondo? Credo di no, noi di "Democratici Solidali Liberali" crediamo tutti di no.

Il "caso Italia" certo. Su uno dei Forum aperti da Repubblica sulle più recenti vicende giudiziali, sui caso SME e Dell'Utri, ho letto molte mail provenienti da italiani all'estero. Lettere accorate, deluse dell'immagine che il nostro Paese offre in Europa e nel Mondo, ormai da troppo tempo?

Dell'Italia si parla oggi in Europa come di un Paese dal grave e diffuso disagio delle famiglie, in cui le frammentazioni sociali e il precariato sono diffusi, in cui il precariato diviene anzi uno stato strutturale, che influisce in modo irreparabile sul piano esistenziale, sulla progettualità a medio e lungo termine, di avere dei figli e dargli una vita dignitosa, di acquistare una casa.

Dell'Italia si parla come di un Paese che perde in competitività, con piccole e medie imprese in difficoltà mentre pochi soggetti in posizione dominante si arricchiscono grazie a provvedimenti spesso emanati in conflitto di interesse, con i ricercatori italiani costretti ad emigrare all'estero.

Mi diceva le stesse cose che tu hai letto su questo "Forum" uno dei nostri fondatori, nostro Rappresentante, anche, per gli Italiani all'estero, Andrea Raccanelli, un fisico ricercatore che ha operato al Max Planck Institute e adesso alla Università di Bonn, un "testimonial", purtroppo, della ricerca italiana costretta ad emigrare. E' stato anche "costretto" a divenire protagonista di una coraggiosa e complessa battaglia giudiziale, attualmente al vaglio della Corte di Giustizia CE, contro le discriminazioni dei dottorandi esteri negli istituti di ricerca Max Planck tedeschi. A quanta fatica, a quanti disagi sottopongono queste scelte di governo, quanti danni hanno causato?

Il tema della ricerca va di pari passo con il tema della innovazione, del "Made in Italy", di cui pure fate un elemento essenziale.

Il recente rapporto della Commissione europea sulle politiche per l'innovazione fornisce un quadro assai preoccupante.

Di città come Torino o come Prato una volta si parlava come modelli di sviluppo industriale, oggi si rischia di parlarne sempre come casi-simbolo, ma di declino industriale. Le concentrazioni e i monopoli determinano, oltre tutto, che i costi della mancata concorrenza penalizzino ampiamente i settori industriali più innovativi. Ci battiamo dunque contro i monopoli e le concentrazioni.

E siamo, per le stesse ragioni, fermamente contrari ai progetti di frammentazione costituzionale, di localismo, che conducono all'accrescersi ulteriore di fenomeni di particolarismo, o al moltiplicarsi dei livelli di spesa, e che sono portati avanti, guarda caso, dagli stessi titolari di interessi monopolistici, che ne risulterebbero sempre più rafforzati.

Già oggi vi sono dei modelli cui guardare: ad esempio, per andare ad uno dei più recenti, alle spinte innovative che vengono da regioni come il Friuli, alle elaborazioni e le analisi di sviluppo, promosse dal suo Presidente, Riccardo Illy, di recente effettuate da Isaac Geetz e da Monitor Group. Per le rilevanti prospettive concrete e prima ancora forse, per i modelli culturali di cui tali studi si fanno promotori, alternativi rispetto alla frammentazione e al particolarismo di cui prima parlavo.

La qualità progettuale e la innovazione sono, insomma, l"antidoto più efficace per superare la frammentazione e la scarsa propensione a fare sistema che connota i tempi attuali: ad esempio, come si farà in Friuli, per mantenere e rafforzare l'eccellenza del polo manifatturiero, per sostenere settori emergenti, per promuovere iniziative di tipo trasversale nella ricerca e nelle infrastrutture.

Chi sono i fondatori di "Democratici Solidali Liberali - DSL"?

I nostri fondatori sono espressione di realtà composite, di segmenti sociali produttivi ed avanzati, che intendono diventare partecipi ed attori dell'arena politica. Siamo liberi professionisti, medici, esponenti della industria delle comunicazioni, della informazione e del cinema, del lavoro. Preoccupati dei pericoli, dell'attuale arretramento di democrazia ed economia, insieme.

Il nostro è un gruppo autonomo ed indipendente, che si colloca nell'area di centro sinistra dell?attuale panorama politico italiano, e che fa parte integrante, già da subito, della "rete" delle forze democratiche liberali europee ed internazionali.

UNA PAROLA-SIMBOLO. LA NORMA DI STATUTO SUGLI "OBIETTIVI" E LE "PRIORITA'" E' RIPARTITA PER PUNTI. INIZIANO TUTTI CON LA PAROLA "CONSAPEVOLI".

Lo "Statuto" è quasi un progetto politico, a quanto leggo? Noto poi che l a norma statutaria sugli "obiettivi" e le "priorità" è ripartita per punti, che iniziano tutti con la parola "Consapevoli": una parola-simbolo che a voi piace molto, mi pare.

Ti dico semplicemente che lo Statuto si sforza di essere attento a recepire i bisogni della complessità della società, che vanno tradotti in sintesi politica.

L'accesso ai mercati, una protezione piena dei diritti umani e della persona, il principio di uguaglianza, una informazione libera, le pari opportunità, la partecipazione effettiva dei diversamente abili sono diritti "non negoziabili", ed una società non sarà libera a sufficienza nè democratica a sufficienza se non li garantisce. E la società di oggi, ovviamente, non lo è.

Vi è un "Preambolo" che riassume i temi fondativi del gruppo, e poi vi è lo statuto. Piace molto parlare di "consapevolezza" e di "conoscenza" come antidoto a qualsiasi abuso o regressione. Lo Statuto traccia un percorso politico e concettuale quanto possibile chiaro. Si sforza di indicare degli antidoti per una società più giusta.

Il principio della separazione dei poteri trova in "Democratici Solidali Liberali" una sua applicazione diretta. E' per questo che ad esempio è fatto divieto di aderire alla associazione ai detentori di imprese in posizione di monopolio o di posizione dominante ad esempio nei settori dei media e della informazione, delle energie, delle infrastrutture, dei trasporti, dei servizi.

Oltre a ciò, non ci proponiamo solo come soggetto politico e culturale, ma anche come un soggetto rappresentativo di interessi collettivi che intende portare avanti se necessario iniziative giudiziali in materia di concorrenza, di proprietà intellettuale, di informazione libera etc..

Ci proponiamo iniziative volte alla diffusione, specie tra giovani, dei principi e della cultura democratico liberale, una scuola della politica che aiuti una formazione costituzionale solida, che metta i giovani in condizione di coltivare speranze, progetti, talenti; o, ad esempio, la istituzione di un premio di analisi politica (premio saggistico o letterario) volto alla valutazione di idee o progetti od analisi di programma, destinato alla promozione di inediti o di giovani autori.

Il sito ufficiale di "Democratici Solidali Liberali" è www.democraticiliberali.it e lì potranno essere letti anche i curricula personali dei fondatori, oltre allo statuto. Per ogni debito confronto.

I primi passi, sul piano politico?

Una richiesta di incontro al Presidente Prodi. Ci poniamo a disposizione, con spirito di servizio, per dare il nostro contributo ad un programma avanzato della coalizione.

E' quanto di più necessario, oggi, trasferire progetti di qualità alla politica, innescare circuiti virtuosi tesi alla promozione di una società della "conoscenza". Qualità nell'industria, nella informazione, nella istruzione, nella sanità, nella ricerca, nella tutela dell'ambiente. Nella consapevolezza e nella comprensione che questioni apparentemente diverse, tutte le libertà fondamentali, sono collegate, interdipendenti tra loro. Nella comprensione che democrazia ed economia progrediscono od arretrano, di pari passo, insieme. Qualità per competere e per aggregare.

La qualità dei progetti e dei programmi è anche un antidoto alle frammentazioni, alla scarsa propensione a fare sistema che connota i tempi attuali, un elemento di coagulo, funzionale anche alla semplificazione del quadro politico.

Prossimamente effettueremo, inoltre, un incontro con parlamentari democratici liberali europei, con i quali "Democratici Solidali Liberali" intende porsi, come ho detto, in collegamento organico.

LA POLITICA ITALIANA E' INGESSATA E CHIUSA, IMPEDISCE IL RICAMBIO.

Certo dovete essere consapevoli delle difficoltà: non basta avere progetti ed idee per avere spazio, purtroppo, in Italia?

Certo che lo siamo: la politica italiana, al pari della società, è ingessata e chiusa a nuovi soggetti.

Per usare termini del Garante della concorrenza anche la politica italiana è caratterizzata dalla esistenza diffusa di rendite di posizione, con elevate "barriere di ingresso" che ostacolano e continuano a ritardare, in modo strutturale, un processo politico aperto, di elevato livello, caratterizzato dalla possibilità per una pluralità di attori di concorrere nella arena politica.

Se appare cruciale che il processo economico non permetta il monopolio delle risorse o l'esclusione di gruppi dall'accesso a queste, o alle posizioni di potere, la stessa cosa deve applicarsi in politica.

Pensi che un ostacolo possa essere dato, ad esempio, dalla attuale legge sul finanziamento pubblico ai partiti?

Penso di sì. Uno dei maggiori paradossi risiede proprio nella attuale legge sul finanziamento pubblico dei partiti. Da una parte tiene in vita in pratica con l'ossigeno, piccoli gruppi a composizione sostanzialmente familista, o sostanzialmente privi di progetto, senza una "mission", ne determina il potere di interdizione o di ricatto politico. Dall'altra è causa diretta del dilatarsi estremo dei costi della politica, ed impedisce ad altri soggetti, dotati di progettualità avanzata, -che, se potessero competere ad armi pari avrebbero più consenso-, anche solo di partecipare alla competizione politica. Un meccanismo che si autoalimenta e determina a propria volta circuiti viziosi.

Perciò è una priorità interrompere questi circuiti viziosi, prima di tutto con una seria legge sul finanziamento pubblico. Ad esempio con la sostituzione con servizi essenziali degli attuali finanziamenti a pioggia, che cristallizzano posizioni già acquisite e in sostanza lo stesso scacchiere politico, impediscono il ricambio, accrescono privilegi; o, ad esempio, con finanziamenti di "scopo", tesi a elevare i tassi di democraticità interna dei gruppi politici, ad avvicinare alla politica, e ad assicurare perciò stesso una selezione qualitativa della classe dirigente.

La situazione attuale rende assai difficile tutto, nondimeno dobbiamo andare avanti.

Che ne pensi della riduzione delle tasse, della nuova campagna mediatica di Berlusconi in vista delle prossime politiche?

Non è solo una questione fiscale. Sono un tassello importante del processo di destrutturazione, in atto, del sistema costituzionale nel suo complesso e dunque dei servizi pubblici essenziali.

E' anche e forse prima di tutto un attacco alla concezione democratica e liberale dello Stato visto non solo come strumento importante per la produzione di servizi essenziali, ma anche come il principale strumento di cambiamento della realtà sociale, ed in particolare delle ineguaglianze che danneggiano il corretto funzionamento della democrazie e ne sminuiscono il significato reale: specie nella attuale stagnazione economica, i tagli alle tasse significheranno solo un aumento dei disagi e della precarietà sociale.

"Democratici Solidali Liberali - DSL" è un nuovo partito?

Voglio solo evidenziare che vi sono più anime, al nostro interno, c'è anche chi propone di partecipare alle prossime elezioni regionali. Io sono già più che soddisfatto del fatto che questo sia un laboratorio politico di livello, che intercetta una esigenza diffusa, della gente e di ceti produttivi stanchi della politica spettacolo e delle veline della politica, presenti a destra e purtroppo anche nella coalizione del centro sinistra, come il passato insegna.

In ogni caso, i nostri sono processi decisionali aperti, in cui ci si confronta con chiarezza, ed in cui tutto è leggibile dall'esterno. Qualsiasi decisione verrà assunta dopo un dibattito franco e aperto. Non abbiamo bisogno di leader carismatici, o presunti tali, che decidano per tutti.

E la politica italiana, attualmente? ti sei lasciato alle spalle la precedente esperienza, hai scelto di fondare, insieme ad altri esponenti del mondo delle professioni, dell'industria, dell'informazione "Democratici Solidali Liberali - DSL". Cosa ti ha spinto a fare questo passo in avanti? e che conclusioni hai tratto dalle esperienze fatte?

Prima di tutto, "Democratici Solidali Liberali" nasce per colmare una delle più vistose anomalie italiane: che risiede, a mio avviso, nel fatto che manchi in Italia un gruppo che esplicitamente si richiami ai principi democratici, solidali e liberali europei e soprattutto li traduca in un coerente ed innovativo progetto complessivo di cambiamento della società. Di qui la denominazione adottata, e lo statuto articolato ed ampio, un progetto che si delinea e propone da subito con chiarezza.

La presenza di fondatori tanto seri e rappresentativi costituisce la migliore risposta e la migliore garanzia che "Democratici Solidali Liberali" vuole dare alla richiesta diffusa di partecipazione negata, ai casi di frammentazione, di scadente qualità -con debite eccezioni- della classe politica, di malcostume, che costituiscono un dato notorio della politica italiana e che io, a mia volta, ho constatato nel corso della campagna elettorale per le elezioni europee.

Vi sono molte persone serie, giovani, allontanati dalla politica da quelle che definivo prima "barriere di ingresso", a volte anche da piccole burocrazie di partito in alcuni casi avventuriere ed auto-referenziali. Chiunque ha voglia di entrare in politica deve poterlo fare, e "Democratici Solidali Liberali" vuole aiutare questi processi liberatori.

Di qui la mia scelta: per coerenza personale e di rispetto della volontà degli elettori che hanno scelto di condividere le idee e i progetti che ho portato avanti.

Un momento di innovazione politica, mi pare di capire. Un progetto?

In generale, è venuto il momento di chiederci: la qualità, il tasso evolutivo di un soggetto politico è "misurabile" sulla base di indici rivelatori oggettivi, così come accade per un sistema democratico nel suo complesso? Io credo di sì, e tali "indici" senz'altro includono: -regole statutarie che garantiscano una effettiva democraticità interna, la trasparenza decisionale, patrimoniale e finanziaria; -la concreta possibilità di esercizio dei diritti di partecipazione democratica ed il rispetto pieno di essi; -l'esistenza di statuti, insomma, che garantiscano tali diritti e prevengano discriminazioni o privilegi, o scelte di tipo familista; -la concreta applicazione, alla vita associativa, del principio di separazione e di equilibrio dei poteri; -gli obiettivi, a media e lunga scadenza, che un progetto politico si propone e il raccordo tra essi e gli strumenti di azione di cui il gruppo si dota; -la coerenza delle condotte politiche rispetto ad esso.

La compresenza o meno di tali requisiti determina la stessa affidabilità democratica di un soggetto politico, e dell'intero sistema democratico nel suo complesso, insieme ai diritti individuali di partecipazione democratica, che sono tra l'altro diritti costituzionali di primaria rilevanza.

E poi, prima di tutto: non è da ciò che discende la realizzazione, in buona sostanza, di ciò che viene definito "questione morale"?

La situazione attuale sembra molto diversa dal clima delle elezioni politiche del 2001...

E' vero. Vi è una autentica emergenza costituzionale, un serio pericolo per la democrazia. E' nostro obiettivo, insomma, che i principi, il metodo, la filosofia politica democratico liberale sia gradualmente metabolizzata e diffusa. Se non si diventa promotori di un progetto di innovazione politica, il rischio è di riperdere le elezioni o, peggio, vincerle e non essere promotori di cambiamento.

L'"EMERGENZA" CONFLITTO DI INTERESSI.

Tu torni spesso sul tema del conflitto di interessi, cui hai dedicato studi ed iniziative ed assunto molte posizioni pubbliche ?

Questo tempo deve finire. La democrazia italiana è oggi una democrazia a rischio, se non saranno assunte misure urgenti prima di tutto per la soluzione dei conflitti di interesse.

Per "Democratici Solidali Liberali" è una priorità essenziale, in quanto tale posta a fondamento dello Statuto.

Va di pari passo con l'esigenza di modernità nella politica, di linguaggi della politica che devono essere nuovi, adeguati alla complessità sempre maggiore dei fenomeni, della società.

Voglio solo dire che tutte le questioni essenziali sono interdipendenti tra loro, e dunque parlare di conflitto di interessi significa parlare di concentrazioni mediatiche, significa parlare di scandali finanziari e di falso in bilancio, di tutela del risparmio, di garanzie nel lavoro, di proprietà intellettuale. Significa parlare della possibilità stessa della esistenza di un mercato, dalla informazione, alle banche, sino alle nomine alla Lega calcio. E, naturalmente e prima di tutto, significa parlare di esercizio conforme a Costituzione della azione di governo e delle funzioni parlamentari.

La pervasività dei conflitti di interesse è certamente denominatore concettuale comune a molte delle questioni pi? importanti oggi sul tappeto.

"DEMOCRATICI, SOLIDALI, LIBERALI" IL NOME GIUSTO PER LA COALIZIONE?

Certo, per tornare al punto di partenza della nostra conversazione, mentre assistiamo alle prese di posizione pericolose e sempre più estremistiche di Gasparri e della Lega, e il Paese attraversa una crisi profonda, il Centro Sinistra non ha trovato ad oggi neppure il nome definitivo da dare alla coalizione?

Posso suggerire "Democratici Solidali Liberali"? Lo poniamo, con umiltà e spirito di servizio, a disposizione del Presidente Romano Prodi e della coalizione, se lo vorranno. In ogni caso, per favore, basta con la politica spettacolo o con nomi dal significato ambivalente. Occorre una denominazione che sia un progetto, che dia delle speranze, un nome "identitario". Quale che sia la scelta finale, noi comunque lavoreremo perchè il monopolista attualmente al governo sia presto sostituito con un governo che dia garanzie democratiche, per un nuovo slancio della società italiana.

L'ulteriore novità politica del nostro gruppo riteniamo sia proprio la "emersione" alla politica di segmenti produttivi e civili avanzati del Paese, che ritengono non sia ancora sufficiente affidarsi a proteste spontanee, ma si organizzano intorno a questo progetto politico articolato di difesa e rafforzamento della Costituzione, di democrazia ed economia insieme, cui vuole dare contributo il nostro Statuto.

Per questo facciamo della innovazione e della modernizzazione, della valorizzazione della capacità competitiva e delle risorse inventive di questo Paese, del recupero del suo buon nome in Europa e nel Mondo, il nostro tratto essenziale, e pensiamo di potere fornire un buon contributo al programma di coalizione.

Se questo è il tempo in cui, oggi come 60 anni fa, siamo chiamati alla ricostruzione del Paese, come ha detto il Presidente Prodi a Milano, alla sua coesione interna, al suo rilancio sulla scena internazionale, ci attendiamo condivisione e sostegno da parte di tutte le forze democratiche, italiane ed europee.

 
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